Ottobre 2020

Bud&TerenceSequels & Saghe

DIO PERDONA… IO NO: IL PRIMO FILM DELLA COPPIA

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Uscì il 31 ottobre del 1967, giorno del compleanno di Bud Spencer

Ritorna ‘Saghe e Sequels’ dopo un po’ di tempo di assenza. Ritorna, nuovamente, grazie a Bud Spencer. L’occasione è quella di ricordare, più che analizzare, cosa che faremo comunque, il suo primissimo film da protagonista: ‘Dio Perdona… io no’. Un’opera cinematografica di genere western che determinò, non solo la nascita della coppia Bud-Terence, ma anche l’inaugurazione della trilogia del regista Giuseppe Colizzi. In realtà l’occasione non è solo originata da questo duplice motivo. È anche fortemente legato al giorno 31 ottobre, con nessun riferimento alla festa di Halloween. In tale giorno Bud Spencer avrebbe compiuto 91 anni. Oltre a questo, ‘Dio perdona… io no’ è uscito, esattamente, il 31 ottobre del 1967. Inizialmente doveva intitolarsi ‘Il Gatto e La volpe’.

Durante la lavorazione, avvenuta in Almeria in Spagna, non solo venne modificato il titolo come oggi noi lo conosciamo ma anche cambiato, in corsa, l’attore che, in un primo momento, fu scelto per recitare accanto proprio a Bud Spencer. Si chiamava Peter Martell, pseudonimo di Pietro Martellanza. Lo sfortunato attore litigò con la fidanzata e rompendosi un piede.

Non potendo attendere i tempi di guarigione, la produzione decise di sostituirlo. Fu proprio in quel momento che il destino prese una piega inaspettatamente positiva. Venne scelto frettolosamente un certo Mario Girotti, il quale, dovette scegliere un nome americano: Terence Hill. Il resto ormai è storia.

Il film, scritto e diretto da Giuseppe Colizzi fu un successo che, come già detto, permise la realizzazione di una trilogia ma, al tempo stesso, se qualcuno sta pensando quello che per molto tempo ha pensato anche chi sta scrivendo questo articolo, la risposta è sorprendentemente no. ‘Dio Perdona… io no’ non è un film costituito dalle irriverenti scazzottate da cartone animato, e, in alcuni momenti, non sembra nemmeno un canonico del genere ‘cowboy’.

Una specie di giallo, con atmosfere che cercano di richiamare, molto alla lontana, quelle epiche di Sergio Leone. Atmosfere, addirittura, anche a tratti cupe; con uno sviluppo di trama che attira dall’inizio alla fine. E le risse? Si ci sono. La prima è quella di Terence Hill. La seconda avviene fra loro due. Ma sono serie e nessuno, ancora, in quel preciso momento, intuì il vero potenziale della futura coppia.

Con loro due era anche presente Frank Wolff, nella parte del cattivo. “Dio Perdona… io no” è un film lontano anni luce dall’atmosfere divertenti e spassose delle loro future collaborazioni. Ma alcuni ed impercettibili caratteristiche dei personaggi mostrati ci sono ed emergeranno solo con il tempo. Per chi ancora non l’avesse visto, e se siete grandissimi fan, dei due attori questo film deve essere assolutamente visto per scoprire la loro prima volta con i loro nomi d’arte al cinema.

Bud&TerenceStorie di Cinema e Serietv

BUD SPENCER DALLA SPARZIONE ALL’ANNO DELLA SVOLTA: IL 1967

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Nell’ultimo appuntamento eravamo rimasti che era scomparso dal mondo del cinema dopo le prime partecipazioni nemmeno accreditate. Sparì 1959 al 1967 e in quel periodo si occupò, addirittura, di musica. Firmò il contratto con la Rca come autori di canzoni per artisti famosi. La collaborazione durò dal 1961 al 1964, anno in cui suo suocero morì, il gestore della casa discografica, e fu costretto a cercare un nuovo lavoro. Rimase nell’ambiente del mondo dello spettacolo e precisamente della televisione, come produttore di documentari per la Rai e per tre anni ancora, tra lui e il mondo del cinema c’era un assoluto reciproco disinteresse.

Un giorno il regista Giuseppe Colizzi era alla ricerca di un attore per un film che stava realizzando in Spagna, in Almeria per la precisione. Andava alla ricerca di un omone grosso, con la barba, che sapesse andare persino a cavallo. Tale ruolo lo propose a Carlo Pedersoli. Paradossalmente il futuro interprete di tante scazzottate rifiutò. Motivo? Economico. No, nessuna mania di grandezza, ma di necessità.

Al signor Pedersoli, in quel periodo, gli scadeva una cambiale di ben due milioni di lire. Non una sommetta, insomma. Così Giuseppe Colizzi si mise nuovamente alla ricerca dell’attore protagonista da affiancare, inizialmente, ad un certo Peter Martell, meglio conosciuto come Pietro Martellanza. Sta di fatto che il regista non riusciva a trovare nessuno con quelle caratteristiche fisiche adatte al ruolo. Così tornò a contattare Pedersoli. Quest’ultimo fu convinto dalla moglie, almeno, a parlare con il regista.

Il problema, dunque, era prettamente economico. Inizialmente Colizzi aveva offerto al futuro interprete protagonista solo un milione delle vecchie lire. Una cifra che non bastava in quel momento al campione olimpico di nuoto.

Alla fine Colizzi decise di accettare le condizioni di Carlo Pedersoli e, allo stesso tempo, Carlo Pedersoli si fece crescere la barba e imparò ad andare a cavallo per girare, da protagonista, il primo film della sua carriera. Ma di questo ne parliamo nel prossimo articolo.

Storie Vere

QUANDO KEVIN COSTNER CERCO’ DI FAR RIVIVERE IL MITO DI WYATT EARP

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Un Kolossal che non ebbe fortuna rispetto alle altre versioni precedenti

Il mito del west e ‘Storie Vere’. Dopo un bel po’ di tempo la rubrica ritorna ad analizzare film che rievocano fatti realmente accaduti. Torna con un episodio abbastanza singolare della storia americana, ma al tempo stesso ripreso più volte dalla stessa settima arte. Un evento datato 26 ottobre 1881 e conosciuto come la ‘Sfida all’OK Corrall’. I protagonisti, reali e assoluti, della mitica sparatoria furono i fratelli lo sceriffo Wyatt Earp ed i suoi fratelli, con il bounty killer ‘Doc’ Holiday e i Clanton ed i MCclure.

L’episodio, come detto, ha ispirato molte volte, nel corso dei decenni, il cinema. La prima volta fu Henry Fonda ad immortalare, sul grande schermo, le gesta di Wyatt Earp nel 1946. Il film s’intitolava ‘Sfida Infernale’ ed era diretto da John Ford. Nove anni più tardi, nel 1957, furono Burt Lancaster e Kirk Douglas a far rivivere le gesta di quegli eroi con l’omonimo film ‘Sfida all’Ok Corrall’. Ma in questa occasione l’articolo è interamente dedicato alla versione di metà anni ’90. Diretta dal regista Lawrence Kasdan ed interpretata da Kevin Costner, semplicemente intitolata ‘Wyatt Earp’.

L’opera interamente biografica e che narra trenta anni del leggendario sceriffo di Tombstone, vede nel cast, oltre a Kevin Costner attori, come Bill Pullman, Tom Sizmore, Dennis Quaid e Gene Hackman. Con la partecipazione Jeff Fahey, Mark Harmon. La sceneggiatura è stata realizzata dallo stesso regista, mentre il produttore era lo stesso Costner.

Paradossalmente l’attore protagonista, considerato all’epoca ‘Il mito degli anni ‘90’, era stato contattato per un’altra versione sulla rievocazione della sparatoria. Ma quando venne a sapere che la sceneggiatura avrebbe dato spazio a personaggi secondari alla vicenda stessa, si sfilò dal progetto per realizzare una versione tutta sua. Al suo posto fu ingaggiato Kurt Russell. Il titolo del film? ‘Tombstone’. Qual è il paradosso? Che Kevin Costner prese parte ad una produzione da 63 milioni di dollari, incassandone solamente 25 milioni al botteghino; mentre per ‘Tombstone’ speserò quanto aveva incassato Kevin Costner, con un guadagnò di 56 milioni di dollari.

I centottanta minuti di durata rappresentano un chiaro omaggio non solo all’uomo, come logico che fosse, ma anche all’intramontabile epoca del west. Nel film i motivi per cui si giunge al famoso epilogo sono un po’ romanzati. Difatti è pur vero che Wyatt Earp era lo sceriffo, insieme ai suoi fratelli, di Tombstone ma la storia, vuole, che la sparatoria non avvenne semplicemente per uno chiaro antagonismo tra bene e male. Bisogna anche ammettere che lo stesso Costner non appare in gran forma. La sua performance appare troppo macchinosa ed inespressiva per tutto il film, tant’è vero che ottenne persino un razzie awards.

Mentre gli altri interpreti sembrano più sciolti, più naturali. Fra tutti, oltre a Gene Hackman, un superlativo Dennis Quaid nei panni del ‘Bounty Killer’ ed amico dello sceriffo Earp, Doc Holiday.

Nonostante queste negatività il film è comunque da seguire con attenzione e da scoprire. Non è un capolavoro del genere ma nemmeno da bocciare a priori. Forse, non è stata nemmeno la durata ma in alcuni momenti i tempi sembrano dilatarsi togliendo, così, parecchio attrattiva nei confronti di chi lo vede. Indubbiamente si poteva fare meglio, senza dimenticare la monumentale colonna sonora composta da James Newton Howard, la quale avrebbe meritato un premio. Un riconoscimento, però, Costner e Company l’ottennero: l’Oscar per l’ottima fotografia di Owen Roizman.

Bud&Terence

PRIMA DI BUD SPENCER C’ERA CARLO PEDERSOLI

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Prima del successo cinematografico ci furono i trionfi nel nuoto

La settimana precedente abbiamo ricordato, con uno sguardo in generale, tutte le serie Tv che Bud Spencer aveva preso parte nella sua carriera. Ma ‘Il gigante buono’, così come lo abbiamo sempre conosciuto, prima del successo, prima della notorietà arrivata nel 1967 e prima di essere per tutti Bud Spencer era in realtà, ma molti lo sanno di sicuro, un campione di nuoto. Alle competizioni sportive partecipava con il proprio nome: Carlo Pedersoli. Precisando, ulteriormente, che per un po’ di tempo praticò anche la nobile arte della boxe.

La sua carriera da nuotatore iniziò verso la fine del decennio 1940 e i risultati che ottenne, ricordati ancora oggi, risalgono ai primi anni del decennio successivo. Nello stesso tempo Carlo Pedersoli venne persino tesserato dalla squadra di pallanuoto della Lazio; entrando a far parte, anche, della nazionale di nuoto. Ed è proprio con quest’ultima che non solo si fa notare ma alimenta il prestigio stesso del nuoto italiano.

Andiamo, però, con ordine: nel 1949 esordisce in nazionale e l’anno successivo venne convocato per i campionati europei, dove partecipò a due finali. Nella prima si piazzò quinto, nella seconda si migliorò piazzandosi quarto. Nel 1950 raggiunse il primato nello stile libero, con un tempo di 59 secondi e 9 centesimi. Primato che egli stesso superò, l’anno successivo, con il tempo di 58 secondi e 9 centesimi.

E la carriera cinematografica? Prese il via quasi in parallelo con quella vincente da nuotatore. Il suo ruolo era quello da comparsa oppure pronunciare pochissime battute in alcune scene senza venir mai accreditato, all’inizio. Il primo lungometraggio a cui prese parte fu “Quel Fantasma di mio marito” del 1950, diretto da Camillo Mastrocinque. Addirittura questa sua partecipazione nel lungometraggio non sarebbe confermata per il semplice motivo di non esser stato accreditato nei titoli di testa. I titoli di coda arriveranno successivamente.

Proprio per il non essere accreditato nei film in cui ha preso parte, qualcuno sostiene che la sua prima vera partecipazione cinematografica risale al 1951, con il film entrato di diritto negli annali della settima arte: “Quo Vadis?”. Nonostante ciò, anche in questo caso, non appare nei titoli di apertura. A seguire prese parte ad altre quattro opere e sempre con piccoli ruoli. Dopo di che sparì per poi riapparire magicamente, sul set, non più come Carlo Pedersoli. Ma di questo ne parleremo la prossima settimana con un doppio appuntamento.

Bud&Terence

BUD SPENCER: IL ‘BIG MAN’ DELLE SERIE TV

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Serie tv girate non solo per Italia

Nella sua lunga carriera Bud Spencer non è stato solamente al cinema, ma anche in diverse serie televisive o, ancora, in pilot di progetti mai decollati, come il caso di ‘Padre Speranza’. Un progetto sulla scia di ‘Don Matteo’, del suo compagno di mille scazzottate, ma completamente diverso nella struttura della trama. ‘Padre Speranza’ venne girato nel 2001. Era chiaro, forse a pochi, che più andava avanti con l’età e più era impensabile che riuscisse a compiere le gesta che mostrava davanti alle telecamere anni prima. Per questo sceglieva, proprio a lungo andare nel tempo, progetti diversi ma sempre con qualche ceffone incorporato.


Se ‘Padre Speranza’ rappresenta l’unica nota negativa nella sua carriera televisiva, nel senso che la serie tv non fu mai realizzata, non si possono dimenticare ulteriori chicche come quella girata in Australia e arrivata dopo alcuni anni in Italia. Il progetto era intitolato: ‘Tre per sempre’ e narrava le avventure di tre orfanelli che vengono riportati nella struttura che li accoglie, un orfanotrofio appunto, sani salvi dal personaggio interpretato proprio da lui. La miniserie, in due puntate, venne mandata in onda per la prima volta il 1° e 2 novembre del 1998, in Australia, e tra il 27 e 28 dicembre del 2001 sulle reti della Rai.


Nel 1997 prese parte a ‘Noi siamo angeli’ con un altro suo partner storico. Quel Philip Micheal Thomas che divenne famoso grazie alla partecipazione nella serie cult anni ’80 ‘Miami Vice’ con Don Johnson. Con l’attore americano, sei anni prima, realizzò, forse, la sua serie più fortunata della sua carriera ‘telefilmica’; perché proseguì per una seconda stagione: Detective Extralarge’. Ma nella seconda stagione, con lui, c’era un altro interprete famoso: Micheal Winslow, il mitico ‘Jones’ della fortunatissima saga comica conosciuta come ‘Scuola di polizia’.


L’ultima serie televisiva e che corrisponde, anche, alla sua ultima apparizione televisiva fu ‘I Delitti del cuoco’ dove l’attore napoletano ritrovò un’altra sua spalla, ma solo per un episodio, ai tempi della quadrilogia di ‘Piedone’: Enzo Cannavale. La serie, girata a Ischia, era ispirata al personaggio letterario di ‘Nero Wolf’, ideato da Rex Stout e fu dal punto di vista del numero degli episodi, considerando che si parla solo di un’unica stagione. Dieci episodi da cinquanta minuti ciascuno.

Chiudiamo con il titolo che avrebbe dovuto riassumere questo percorso televisivo del grande Bud, ovvero la prima serie a cui prese parte nel 1988. Era il 25 novembre di quello stesso anno quando, sugli schermi del canale Italia 1 prese il via ‘Big Man’. Sei film da 90 minuti, i quali inizialmente dovevano essere 8. A causa della scomparsa del regista, Steno, la lavorazione non fu proseguita. Sia in ‘Extralarge’ che in ‘Big Man’, Bud Spencer, è un detective provato con lo stesso nome, ma dal cognome diverso: Jack Clementi, in Big Man, e Jack Costello nella serie realizzata in Florida.

Sequels & Saghe

Beverly Hills cop III – Un capitolo molto fiacco

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Lo stesso Eddie Murphy fu molto duro nel commentare il terzo episodio della saga di Axel Foley

Un’atrocità ed una disgrazia. No, non è il commento del blog verso un’opera cinematografica, per quanto possa essere fatta male. Non si affonda mai così un lavoro cinematografico. Chi pronunciò queste parole fu il diretto interessato o, semmai, l’attore protagonista, il 19 dicembre del 2006, ovvero ‘Axel Fooley’ in persona: Eddie Murphy. L’oggetto di tale disprezzo era il terzo capitolo, poco convincente, di ‘Beverly Hills cop’. Un terzo film non più prodotto dalla vincente coppia Simpson-Bruckheimer e nemmeno scritto dal duo Danilo Bach e Daniel Petrie Jr.

La nuova sceneggiatura fu un lavoro di Steven De Souza, i produttori invece erano Mace Neufield e Robert Rehme; mentre la regia venne affidata ad una vecchia conoscenza dello stesso Murphy: John Landis. Con lui aveva già lavorato ad ‘Un principe cerca moglie’ ed il classico natalizio ‘Una poltrona per due’.

Dire cosa non ha funzionato rende l’idea di cosa volesse dire lo stesso interprete e, inoltre, apparirebbe superfluo puntare il dito solo sui troppi mutamenti che la trama originale andò incontro. Sarebbe ingiusto. In primis non si era più negli anni ’80 ma nel decennio successivo. In secundis erano assenti tre attori che avevano preso parte ai primi due capitoli: John Ashton, Taggart; Ronny Cox, Bogomill; e Paul Reiser, Friedman. Con Murphy c’erano ancora Gilbert R. Hill, nei panni dell’Ispettore capo Douglas Todd, e Judge Reinhold nel ruolo del sergente William ‘Billy’ Rosewood. La new entry era rappresentata da Hector Elizondo.

Se nel secondo episodio della trilogia, considerato il migliore in assoluto, si era trovato il perfetto mix tra il genere commedia e l’action, in questo terzo capitolo il tutto è improntato solo ed esclusivamente sul lato comico. Oscurando, di molto anche, le sfumature action ed il poliziesco. Si ride e con Eddie non può essere diversamente. Basta vedere il suo sorriso che instilla naturale allegria fin da subito. Nonostante ciò non si può non notare che in alcuni momenti le scene divertenti appaiono, addirittura, forzate; come se non ci fosse stata fin dal principio un’idea ben precisa.

‘Beverly Hills cop III’ sembra la copia del primo. Una copia sbiadita, senza magia e brillantezza anche da parte dello stesso attore afroamericano e, soprattutto, per un personaggio fuori dal contesto storico. Gli abiti che indossa sono ancora quelli degli anni ’80. Non solo: circolava voce che l’attore in quel periodo non fosse in grande forma.

Buchi di sceneggiatura, fortunatamente, non vengono registrati; ma la trama, già abbastanza carente, non è oltremodo supportata da una valida soundtrack come il primo ed il secondo capitolo. Ma se si pensa che quel 25 maggio del 1994, data di uscita del film, i rocamboleschi casi di Axel Foley finivano lì ci si sbaglia di grosso. Da tempo è in lavorazione il quarto episodio e di questo ne parleremo la prossima settimana.

Storie di Cinema e Serietv

Christopher Reeve: quando l’uomo divenne supereroe

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Quando ci viene in mente il suo nome è inevitabile pensare al personaggio che lo ha conscacrato agli occhi del mondo; consacrando, allo stesso tempo, il genere dei supereroi provenienti dalle pagine a quadretti dei fumetti. Nel ricordarlo, nel sedicesimo anniversario della sua scomparsa, nell’osservarlo attentamente con i disegni realizzati da Joe Shuster, su un soggetto di Jerry Siegel, si scopre che quel giovane, all’epoca sconosciuto, quasi ventiseienne newyorchese, era nato per quel ruolo. Per la parte di Kal-El, Superman. Non era solo una questione di fisico ma anche di capacità di entrare nel personaggio.

D’altronde, lui, non si sentiva schiacciato dal superstite di Krypton affidatogli dal regista di Richard Donner, in quel lontano 1978. Ruolo da cui non riuscirà mai più a staccarsi per essere, per il mondo, Christopher Reeve: l’attore. Il suo alter ego, nella finzione, già oscurava l’altra faccia della medaglia timida ed introversa, Clark Kent, ed oscurava tutto quello che faceva al di fuori di quel costume.

Nato il 25 settembre del 1952, Reeve, nella sua carriera non è stato solamente ‘Superman’, seppur essendo il massimo dell’iconografia medesimo dell’eroe targato Dc Comics appare, comunque, fortemente riduttivo. Il suo talento recitativo incominciò a sbocciare intorno ai nove anni e diverso tempo dopo, esattamente un biennio prima del successo planetario, calcò i palcoscenici di Broadway. Frequentò la scuola di recitazione insieme a colui che sarebbe diventato uno dei suoi migliori amici: Robin Williams.

Quest’ultimo, come molti sanno, aiutò lo stesso Reeve nel momento peggiore della sua esistenza. Precisamente da quel maledetto 27 maggio del 1995 quando, durante una gara equestre, cadde da cavallo che provocarono lo spostamento di due vertebre cervicali interessando, purtroppo, il midollo spinale che si lesionò. Per lui fu l’inizio del dramma e conseguentemente anche l’inizio di una nuova immagine per lui.

Fino a quel momento Reeve aveva preso parte a ben diciassette film, senza dimenticare le varie apparizioni televisive. Quella caduta, però, non lo fermò. La voglia di vivere prese fortunatamente il sopravvento sull’istinto di farla finita: mostrandosi e ponendosi come esempio per tutti coloro che affrontavano, nel quotidiano ed in silenzio, situazioni simili senza avere voce; non stancandosi mai di sperare nella cura delle cellule staminali.

Con questa ‘parte’ che la vita gli aveva affidato, Christopher Reeve, divenne veramente un esempio per tutti. Incarnandosi sempre più nel ruolo che tanto gli aveva regalato professionalmente. Negli anni 2003-2004 partecipò, come guest star, a due episodi della serie televisiva ‘Smallville’, mettendo in atto il passaggio di consegne tra lui ed il giovane Tom Welling.

Reeve morì il 10 ottobre del 2004, al Norther Westchester Medical Center di New York, dove era stato portato dodici ore prima per un attacco cardiaco, provocato da un’infezione dovuta da una lesione da pressione. La commozione nel mondo fu unanime per un uomo, quell’uomo, che nella sua vita, per la sua condizione, dimostrò a tutti gli effetti di meritare quel costume che indossò per ben quattro volte: nel 1978, nel 1980, nel 1983 e nel 1987.

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BEVERLY HILLS COP II – UN SEQUEL MEGLIO DELL’ORIGINALE

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Uscito il 20 maggio del 1987 rappresenta uno dei migliori seguiti della storia del cinema

Riallacciandoci all’articolo pubblicato la scorsa settimana in ‘Storie cinema&Serietv’, il legame tra ‘Berverly Hills Cop’ e ‘Cobra’ non si sciolse una volta che i due progetti presero strade e destini diversi. S’incrociarono una seconda volta nel 1987, in occasione del seguito del primo film del 1984. L’episodio numero due esordì nei cinema americani il 20 maggio del 1987 ed è, ancora oggi, definito come uno dei migliori sequel della storia della settima arte e forse, rispetto all’originale, un gradino superiore.

Il cast principale si presentava sempre con Eddie Murphy, John Ashton, Ronny Cox e Judge Reinhold. Proprio quest’ultimo è il collante, involontario, tra i due i film. Reinhold interpreta il personaggio di William ‘Billy’ Rosewood, che nel primo film originariamente avrebbe dovuto fare una brutta fine. In questo secondo capitolo lo stesso personaggio è trasformato, simpaticamente esaltato. Tanto che in una scena, dietro alla porta della sua camera, ha in bella evidenza il poster di Cobra. Un piccolo omaggio voluto, forse, dagli stessi produttori.

A dirigere la squadra vincente non è più Martin Brest, ma lo sfortunato fratello di Ridley Scott, Tony, dove l’action è ancor meglio miscelata nella commedia, supportata egregiamente colonna sonora, composta da Harold Faltemeyer ed altri autori, che fin dall’inizio accompagna la scena iniziale. Infatti in apertura si vede subito una Brigitte Nielsen in versione spietata rapinatrice. Curiosità: l’attrice danese, l’anno prima, prese parte ad un film: Cobra.

Proprio in quel film, l’attrice, le stata attribuita la parte della protagonista femminile che aveva una storia d’amore con il protagonista. In ‘Beverly Hills Cop II’, invece, l’ex moglie di Sly, è una pericolosa criminale appartenente ad un altrettanto pericolosa banda di rapinatori, i quali compiono un attentato, non andato a buon fine, ai danni del Tenente Andrew Bogumill, Ronny Cox. Nel cast è presente anche Dean Stockwell, conosciuto anche per la serie televisiva ‘In viaggio nel tempo’.

L’idea di questo secondo capitolo fu proprio di Eddie Murphy il quale, insieme agli sceneggiatori del primo film: Danilo Beach e Daniel Petrie, curò il soggetto. La sceneggiatura, invece, fu un lavoro a quattro mani tra Larry Ferguson e di Warren Skaaren. Molto probabilmente le battute sono il frutto dell’immensa capacità dello stesso Murphy d’improvvisare. Ci si chiede ironicamente: quante persone abbia preso per i fondelli il mitico Axel Foley?

Al di là dell’aspetto tipicamente burlesco e buffo del personaggio, lo schema della trama ricalca quasi in gran parte quella del primo, con diverse variazioni onde evitare di fotocopiare la trama originale; non mancano sparatorie, inseguimenti e quel pizzico di follia spontanea positiva che portava ad un’ora e mezza di spensieratezza e di puro intrattenimento per chi vede il film.

Costato 20 milioni di dollari, 5 milioni in più rispetto al primo, ne incassò solamente 300 milioni, 20 milioni in meno del capitolo precedente. Nonostante ciò deve essere considerato ugualmente successo stratosferico, per un sequel, per un film che è una vera e propria scarica di adrenalina della prima all’ultima scena. Un sequel che permise la produzione di un terzo capitolo, nel 1993; che rovinò, di fatto, una possibile e convincente trilogia del genere comico, action e poliziesco. Ma di questo se ne parlerà la prossima settimana.

Bud&Terence

IL MESE DI OTTOBRE? TUTTO BUD SPENCER

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Il 31 di questo mese avrebbe spento 91 candeline

Per la rubrica ‘Bud & Terence’, inaugurata alla fine dello scorso giugno, con lo scopo di ricordare il quarto anniversario della scomparsa di Bud Spencer, sono due i mesi particolari: quello di Marzo e quello di Ottobre. Proprio quest’ultimo segnerà un mutamento d’impostazione per quanto riguarda gli appuntamenti settimanali. Se fino adesso, a parte nel periodo in cui ha inizio astronomicamente l’estate, l’alternanza si è sviluppata, per non dire organizzata, tra un film di Bud Spencer, un film tra Bud e Terence ed un film solo con Mario Girotti, il mese appena iniziato sarà interamente, per non dire esclusivamente, dedicato a Bud Spencer.

Come detto specificato in precedenza, seppure velatamente, già il sesto mese dell’anno è stato tutto per lui. L’occasione era relativa non solo per la data del 27 giugno, ma era strettamente connessa all’inaugurazione dell’altra rubrica del blog: ‘Saghe e Sequels’. Anche questa volta ci sarà il collegamento con un’altra rubrica, con ‘Storie di Cinema&Serie tv’.

Diversi appuntamenti, sempre settimanali, in cui verrà scoperto un Bud Spencer non proprio inedito, analizzato sotto un’altra lente d’ingrandimento, contemplando non solo i film cui ha preso parte ma com’era al di fuori del set. Quattro settimane in cui verranno raccontate, e ricordate, aneddoti, storie, interviste, scene forse poco conosciute e come anche opere cinematografiche altrettanto poco conosciute. Tutto questo fino ad arrivare a quello che sarebbe stato il novantunesimo compleanno.

Un unico appuntamento speciale lungo un mese e suddiviso in quattro settimane. Senza dimenticare che proprio nella settimana del 31 ottobre, molto probabilmente, verranno pubblicati più di un articolo. Il numero esatto? Non ve lo diciamo. Le tematiche e le curiosità legate alla sua figura, non sempre di attore, saranno svelate ogni settimana. Stesso trattamento sarà dedicato anche a Terence Hill quando giungerà il mese di Marzo, con il giorno 29, il giorno del suo compleanno. Ma dalla prossima settimana ‘Tutto Bud’.