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Soundtracks

FACE OFF – LA SOUNDTRACK

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La soundtrack di ‘Face Off’ non apre solo la settimana, ma anche il secondo mese dell’anno. Ma prima di scoprire la canzone principale dell’intera soundtrack, con il quale si chiuderà l’articolo, è importante parlare un pò del film che vide interpreti John Travolta e Nicolas Cage.

‘Face off’ è una pellicola cinematografica del 1997. Diretto da John Woo, il film narra la storia di un poliziotto che da la caccia ad uno spietato terrorista internazionale che, in un passato recente, gli ha ucciso il figlioletto di quattro anni. La caccia sarà, fino all’ultimo, serrata e si concluderà in un modo del tutto originale: entrambi i protagonisti si scambiano i volti. Il film medesimo è considerato il miglior film d’azione di tutti i tempi.

La soundtrack del film è composta di ben 16 tracce, suddivise equamente in 8 musiche da film e da altre 8 canzoni che andavano ad integrare l’intera colonna sonora che venne rilasciata, dalla casa discografica Hollywood Records, il 1° Luglio del 1997. Le otto musiche, composte da John Powell, sono: Face On, 80 Proof Rock, Furniture, The golden section derma lift, This ridiculous chin, no more durgs for that man, Han’s loft, Ready for the big ride, Bubba. La terzultima e la penultima John Powell le ha composte insieme a Gavin Greeway.

Le altre otto della soundtrack sono brani composti da Chopin: ‘Prelude in D-flat, op. 28, No. 15’;  Beethoven: ‘Ach, ich, futls; James Brown: ‘Papa’s got a Brand New Bag’; George Fredirich Handel ‘Hallellujah’; Olivia Newton-John ‘Over the rainbow’; Gregorio Allegri ‘Misere mei, Deus; ed infine gl’Inx. Ecco ed è proprio qui che ci dobbiamo fermare. Questa è la splendida canzone che chiude i final credits del film:

Anteprime

GODZILLA VS KING KONG: CHI VERAMENTE TRIONFERA’

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Il quarto capitolo della ‘Monsterverse’ dovrebbe uscire nelle sale a fine marzo

In un momento storico particolare come quello che stiamo viviendo, in cui le sale cinematografiche rimangono chiuse a causa della pandemia, Freetopix Magazine, attraverso la sua nuova rubrica compresa nella rubrica ‘Cinema’ e intitolata semplicemente ‘Anteprime’, vi ricorda, ogni sabato, che analizza tutti i film che sono stati rinviati per i motivi suindicati e anche quelli che dovranno uscire, comprese le nuove serie tv in arrivo.

Si parte forte: con le spettacolari immagini di esplosioni, seguite da un mondo sotto assedio e due mostri iconici che si affrontano in uno scontro leggendario. Stiamo parlando del Kolossal del Monsterverse ‘Godzilla vs King Kong’. Atteso da tempo, il cui trailer è stato reso pubblico all’inizio di questa settimana, il film, secondo quanto è stato annunciato fino adesso, dovrebbe uscire il 31 marzo 2021. Ma è ancora d’obbligo usare il condizionale.

Fin dalla sua uscita su youtube, il trailer, oltre a polverizzare ogni tipo di record di visualizzazioni ha anche, addirittura, diviso in due schieramenti i fan più accaniti. I motivi, paradossalmente, non sono gli stessi: ovvero per chi patteggia per uno o per un altro personaggio; ma per due punti in particolare.

Nel primo si pone l’accento sulla questione sulle possibili fattezze del gorilla uscito dalle pagine del romanzo omonimo del 1933. King Kong si presenta grande quanto il suo illustre avversario. La risposta che se ne deduce è semplice: si potrebbe mai immaginare che uno dei due sia sproporzionato all’altro? Non ci sarebbe stato, conseguentemente, nemmeno lo spunto non solo per realizzare l’opera cinematografica ma nemmeno per svilupparla in fase embrionale.

Il secondo motivo di ‘scontro’ tra i fan è fondato, essenzialmente, da una frase che, ad un certo punto, si sente dire nello stesso trailer: ‘Il mondo ha bisogno di Kong per fronteggiare ciò che sta arrivando?’. Una minaccia, quindi. Ma di quale genere? Lo stesso ‘Godzilla’? Seppur nei primi due capitoli il gigante dalle fattezze di una creatura preistorica ha comunque fatto intendere di essere dalla parte degli esseri umani.

Forse è diventato cattivo come lo stesso trailer ci vuol far credere, visto che sembra attacca senza apparente motivo? Ma le immagini in anteprima non rispondono a questa serie di domande, semmai le alimentano. Come alimenta anche un ulteriore quesito: forse c’è un’altra minaccia a cui si fa riferimento e i due mostri, prima uno contro l’altro, si uniranno per affrontare un nemico comune?

Semmai si rivelasse così l’essenza di questo attesissimo film ricalcherebbe, e non poco, quella di ‘Batman vs Superman’. Scelta giusta? Forse sì, ma non saltiamo subito ad affrettate conclusioni; in fondo sono solamente delle ipotesi per prepararvi al meglio per questo che è, di fatto, un mero evento cinematografico.

Diretto da Adam Wingard, il film tende a completare, al momento, un discorso incominciato nel 2014 con il remake di ‘Godzilla’, realizzato in occasione per le celebrazioni dei sessant’anni della prima trasposizione cinematografica del personaggio giapponese. Tre anni più tardi, nel 2017, venne realizzato il remake di King Kong: Kong – The skull of island’. Nel 2019, invece, il secondo capitolo su Godzilla: ‘Godzilla II – King of Monsters’. ‘Godzilla vs King Kong’, quindi, è, di fatto, il quarto capitolo del ‘Monsterverse’ e che, a quanto pare, non scriverà la parola fine di questa saga inaugurata proprio nel 2014.

A dire il vero, tutte queste pellicole realizzate fino adesso sono dei remake. Difatti non solo il film del 1954 è stato ripreso. Anche il sequel, dell’anno successivo, è stato ripreso con lo stesso titolo: ‘Il re dei mostri’. Quindi sia Godzilla e King Kong, al cinema, si sono già scontrati nel 1962 con ‘Il trionfo di King Kong’. Eppure, in quella occasione, ancora adesso è rimasta la decennale disputa tra i fans su chi avrebbe in realtà trionfato.

In merito si è espresso lo stesso regista, il quale ha affermato: Voglio che ci sia un vincitore. Il film del 1962 (King Kong vs. Godzilla) era molto divertente, ma lasciava un po’ delusi per via del fatto che non prendeva le parti di uno dei due. La gente ancora discute su chi abbia vinto in quel film! Quindi voglio che la gente esca dalla sala dicendo “Ok, abbiamo un vincitore”.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate nel lontano 2017, quando il progetto era ancora in fase embrionale. Da ciò si potrebbe dedurre, in base a quanto abbiamo ipotizzato in precedenza, che forse, questa volta, uno dei due soccomberà all’altro? Ecco un altro quesito, l’ennesimo, senza risposta immediata.

Nel cast ritroviamo sempre Kyle Chandler, divenuto famoso per la serie tv di qualche anno ‘Le ultime dal cielo’, e Millie Bobby Brown, la ‘Undici’ di ‘Stranger Things. Altri attori presenti sono: Alexander Skarsgard, Rebecca Hall, Shun Oguri, Eiza Gonzales, Julian Dennison e Chris Chalk.

Prodotto dalla Legendary Pictures e Warner Bros, le riprese del film sono iniziate a novembre del 2018 per poi proseguire per tutto il 2019. Sarebbe dovuto uscire, in un primo momento, a maggio del 2020; per poi essere rinviato a maggio di quest’anno e, come detto, anticipato di due mesi.

In attesa di ulteriori sviluppi, come la conferma della data o purtroppo di ulteriori slittamenti, vi lasciamo alle spettacolari immagini di ‘Godzilla vs King Kong’ ricordandovi che ‘Anteprime’ tornerà sabato prossimo e che, inoltre, tale rubrica e questo articolo è presente anche su FreeTopix Magazine.

Forever 80sSerie Tv

76 PRIMAVERE PER TOM SELLECK

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Di sicuro se avessimo la fortuna d’incontrarlo per strada gli faremmo gli auguri, dicendogli: per altri cento anni, Tom. Si, molto probabilmente sarebbe questo il nostro approccio con lui e, utilizzando una frase che ripeteva sempre nel suo iconico telefilm, ‘lo so cosa state pensando’ forse davanti alla sua presenza saremmo un pò più formali e meno aperti con lui.

In fondo, però, ad osservarlo, ad immaginarlo nel ruolo dell’investigatore più informale della storia della televisione che nel decennio 1980 ha interpretato, diventando un’icona mondiale, la voglia di dargli del ‘tu’ è quasi spontanea. Come se fosse un amico che si conosce da molto tempo. Non a caso Magnum si chiamava proprio come lui: Tom. Eppure Mister Selleck per quel ruolo né perse un altro.

La storia la conoscono tutti, era proprio tra il 1980 ed il 1981 quando l’attore di Detroit venne contattato da Spielberg per recitare nel primo Indiana Jones. Purtroppo dovette rifiutare a causa, si fa per dire, del contratto che lo legava alla produzione di ‘Magnum P.I.’. Certo, la domanda sorge spontanea: semmai avesse ricoperto quel ruolo come sarebbe stata la sua carriera cinematografica?

Si sarebbe trasformato ugualmente in un mito vivente? Oppure si sarebbe bruciato subito? La storia, per ogni cosa e persona non si fa né con i se e con i ma, anche perché ognuno vive le esperienze a modo proprio; eppure il dilemma rimane permane. Con la fine della produzione di ‘Magnum P.I.’, nel 1988, provò la strada del grande schermo ma senza successo.

Scrollarsi di dosso quel ruolo non era di certo facile. Ed anche oggi, vederlo nel ruolo del capo della polizia di New York in ‘Blue Bloods’ dal nome Frank Reagan, è impossibile non ricollegarlo a quel periodo d’oro delle serie televisive anni ’80 che, addirittura, venivano considerate ‘film’ di serie B.

Oggi, Tom Selleck, compie i suoi 76 anni e attraverso ‘FreeTopix Magazine’, con le rubriche ‘Forever80s’ e ‘SerieTv’, ed il blog ‘Universo Cinema&SerieTv’ con le rubriche ‘News&Recensioni’ e ‘Forever80s’ gli diciamo: Auguri Tom!!!

Serie Tv

BUONA LA PRIMA PER ‘IL COMMISSARIO RICCIARDI’

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I telespettatori sono stati quasi 6 milioni. Ottima la sceneggiatura e le scenografie

Che non fosse una sfida semplice era comprensibile. Fin dal primo momento. Portare in televisione, col formato serie televisiva, le storie de ‘Il Commissario Ricciardi’ e con le sue stagioni non è era una missione possibile. Alessandro Alatri e i suoi sceneggiatori, compreso l’autore di questa saga letteraria, Maurizio De Giovanni, non hanno fatto rimpiangere le pagine del primo romanzo che presta il titolo, anche, alla prima puntata andata in onda ieri su Rai1.

Il personaggio del Commissario Ricciardi esordisce nel 2007 con il romanzo ‘Il Senso del dolore – L’inverno del commissario Ricciardi’ ed era, oltretutto, l’esordio assoluto di Maurizio De Giovanni. Il primo episodio della prima serie, quindi, non poteva essere che questo. Una giusta, logica e che ha determinato una versione televisiva, almeno come primo impatto, riuscita nella ricostruzione della Napoli di quei tempi. Siamo nel decennio 1930, in pieno regime fascista.

Le atmosfere descritte dall’autore napoletano sono state rispettate. Un po’ cupe e malinconiche. Una malinconia che non emerge subito e che riguarda lo stesso protagonista. Visivamente, più che i costumi, è la scenografia e i colori che ci riportano a delle ambientazioni molto vicine a quelle di un fumetto. Attribuendo così, allo stesso Alfredo Luigi Ricciardi, Commissario della Regia Questura di Napoli, l’aura di un supereroe. E come qualsiasi ‘supereroe’ che si rispetti anche lui ha un dono, per non dire un potere, che nella sua totalità e dallo stesso protagonista viene visto come una vera maledizione e che lo rende, ne confronti degli altri, schivo e scontroso.

Questa ulteriore caratteristica del personaggio, però, non è stata ancora approfondita. Impersonato dal pur bravo Lino Guanciale, il personaggio di Ricciardi ed il suo interprete devono ancora essere un tutt’uno. È pur vero che siamo solo alla prima puntata. Ed è anche vero che anche ‘Il senso del dolore’, inteso come libro, Luigi Alfredo Ricciardi non appare subito così nitido come negli altri episodi successivi pubblicati dopo il 2007.

Quel dolore, quella sofferenza è ancora nascosta e sicuramente, nelle puntate successive non tarderà ad esser mostrata. Solo due particolari sono venuti meno. Una scena. Quella in cui il Brigadiere Maione, impersonato dal bravo Antonio Milo, e lo stesso protagonista s’incontrano per la prima volta e quando, ulteriormente, lo stesso Ricciardi scopre di possedere la sua maledizione.

Bisogna ammettere che lo stesso Maurizio De Giovanni ama mescolare un pò le carte in tavola, quando si tratta di trasposizione televisiva delle sue storie. Per renderle differenti dai libri e farle apparire ancor più originali. L’apertura di questa prima puntata è stata affidata ad un Pino Daniele inusuale, versione anni ’30. Scelta coraggiosa e dettata, soprattutto, dal semplice motivo che lo stesso indimenticato cantautore è uno dei simboli più rappresentativi della città di Napoli.

Dicevamo dei personaggi. Oltre a Maione ci sono tutti quelli apparsi nella saga letteraria, nessuno è stato dimenticato. Il medico legale Modo, impersonato da Enrico Ianniello; Livia, con la bravissima Serena Iansiti ed Enrica, Maria Vera Ratti che è riuscita a calarsi nel personaggio. Per non dimenticare anche ‘Bambinella’, ad impernarlo Adriano Falivene, in cui conferisce un po’ d’ironia alla storia, specie quando s’incontra con il Brigadiere Maione. Tutti rigorosamente proposti fedelmente come nelle pagine dei romanzi.

Eppure, senza essere troppo cattivi, all’inizio la recitazione sembrava quasi caricaturale, per poi incominciare ad intravedere la spontaneità di ogni interprete. C’è da dire che siamo solamente al primo episodio ed è normale che alcuni attori non riescono subito a calarsi nel personaggio. Di sicuro l’attesa, la pressione e l’aspettativa sono sempre state alte nei confronti di questo arrivo sui canali Rai della serie tv.

Ciò che ha colpito maggiormente, però, è stata la scenografia, i costumi e soprattutto la fotografia, che ha restituito in tutta la loro essenza i colori di un’epoca vista sempre in bianco e nero. Anche la trama del libro non è stata modificata. All’inizio si è usata l’espressione ‘almeno in prima impressione’ per mettere in luce diversi elementi in negativo.

In realtà i quasi 6 milioni di telespettatori, per la precisione: 5.951.000, testimoniano tutto il contrario. E’ vero che qualche piccolo difetto è stato riscontrato. Ma ciò non ha evitato, a questa prima puntata, di superare con sufficienza piena l’esame da esordio sulla rete ammiraglia, con la convinzione che la seconda puntata ci porterà sempre più nel mondo del Commissario Ricciardi e con attori che si caleranno sempre più nella parte.

Qui sotto il link della recensione del primo romanzo:

Forever 80sSoundtracks

Il blog ritorna con le rubriche: Soundtracks e Forever80s

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Riprendere dopo quasi tre mesi non è mai facile. Soprattutto ripartite da dove, da quali notizie si può ritornare a parlare di cinema con le sale ancora irrimediabilmente chiuse? Si è deciso ugualmente di rifarci vivi non dal ‘dialogo’ che avevamo interrotto. Abbiamo deciso di ritornare alle origini, quasi, con la speranza di non fermarsi più. In fondo questo blog, ‘Universo Cinema&SerieTv’, lo ha fatto diverse volte, nel tempo. Fermarsi per poi ritornare.

Questa volta lo fa collegato, indissolubilmente, a ‘FreeTopix Magazine’. Lo fa condividendo alcuni articoli pubblicati sia in questo blog che sul giornale online. Perché, di fatto, questo spazio interamente dedicato al duplice mondo dell’intrattenimento visivo è una ‘costola’ di ‘FreeTopix’.

Anche questo blog ha la propria pagina facebook, omonima; e come lo stesso ‘FreeTopix Magazine’, sempre in questo ‘Universo’ di cinema e di serie tv c’è la rubrica esclusivamente dedicata agli anni ’80, ‘Forever80s’, con il quale apriamo questa prima giornata di ripartenza del blog. In più, questa mattina, ‘Forever 80s’ inaugurerà, nuovamente, un’altra nostra storica rubrica con la quale, ogni lunedì, aprirà la settimana: ‘Soundtrack’.

E proprio in merito a ciò: cosa sarebbe il cinema senza la musica? Senza le soundtracks o colonne sonore? Rispondere con la semplice parola ‘nulla’ equivarrebbe ad un madornale errore. La musica, nella settima arte, non è mai stata un elemento secondario. Anzi, nel corso dei decenni è diventata sempre più una componente fondamentale. Già agli albori della settima arte, e lo scopriremo in maniera più approfondita nei prossimi articoli, la musica medesima utilizzata per accompagnare immagini nell’epoca del cinema muto.

Ma esattamente che rubrica è ‘Soundtracks’? E’ un particolare spazio, in cui non si entrerà nel merito dell’evoluzione del rapporto musica – cinema ma, direttamente, di come questa simbiosi è già diventata realtà nel tempo. In ogni articolo, uno a settimana, verranno analizzate le canzoni o le musiche di una pellicola cinematografica in particolare. Si parlerà anche dei grandi compositori che hanno fatto le storia delle colonne sonore e del cinema medesimo; non saranno solo musicisti ma anche e soprattutto cantanti che hanno reso celebre, con la loro canzone, un film.

La soundtrack di oggi riguarda il terzo capitolo di una saga che, all’epoca, pareva essersi esaurita. Trent’anni più tardi, invece, venne realizzato un quarto film, di cui si attende un possibile quinto capitolo. La saga cinematografica è conosciuta con due titoli: Interceptor e Mad Max.

Prima di scoprire ed affrontare la disamina della soundtrack mettiamo chiarezza, anche se non ce né sarebbe bisogno, sui titoli delle pellicole che hanno composto i capitoli di questa saga cinematografica. Saga iniziata quasi quarant’anni fa: nel 1979. Il primo capitolo era intitolato: Interceptor; il secondo Interceptor – il guerriero della strada del 1981 e appunto il terzo: Mad Max – Oltre la sfera del tuono; il quarto film: Mad Max – Fury Road.  Le prime tre storiche pellicole sono state interpretate da Mel Gibson, mentre l’ultimo capitolo da: Tom Hardy e Charlize Theron.

Inizialmente la colonna sonora, come in precedenza, doveva essere composta da Brian May, il chitarrista dei Queen. Quest’ultimo venne sostituito da Maurice Jarre. Lo stesso Jarre, in passato, fu autore delle musiche di “Lawrence D’Arabia”, “Il Dottor Zivago”, e “Gesù di Nazareth”. Oltre al compositore francese venne contattata quella che, negli anni ‘60, era considerata la Regina del pop-rock, e che proprio nel 1985 la sua carriera aveva riacquistato smalto grazie al long play ‘Private Dancer’ dell’anno precedente, ovvero Tina Turner. Precisamente la soundtrack di ‘Mad Max 3’ è composta da ben 6 musiche: due canzoni e 4 pezzi orchestrali. Logico pensare che le due hit sono cantate da Tina Turner.

La prima è “One of the living”, apriva non solamente il film, ma anche il long play omonimo. Ci sono due versioni: quella relativa agli opening credits:

Questa canzone, che è stata scritta e composta dalla musicista Holly Knight, molto attiva tra i decenni 1980 e 1990, la potete ascoltare anche nella sua versione lp:

La seconda, invece, ha assunto l’appellativo di evergreen in fatto di pezzi musicali. Un vero e proprio classico che solo ascoltandola, senza nemmeno sforzarsi troppo, riporta alla mente il film uscito nel 1985. Il titolo è: We don’t need another hero. Una hit, un brano che ha fatto entrare di diritto la cantante nella storia delle soundtracks; inoltre la stessa cantante ha partecipato al film anche come attrice:

Per questa canzone la Turner ottenne la candidatura ai Golde Globe come miglior canzone, un Grammy Award come miglior performance femminile, un disco di platino ed un Mtv Music award Video. Il video è diretto da George Miller: lo stesso ideatore della saga.

Alcune immagini sono prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione, indirizzo email  freetopix.magazine@libero.it che provvederà prontamente alla rimozione.
Bud&TerenceSequels & Saghe

DIO PERDONA… IO NO: IL PRIMO FILM DELLA COPPIA

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Uscì il 31 ottobre del 1967, giorno del compleanno di Bud Spencer

Ritorna ‘Saghe e Sequels’ dopo un po’ di tempo di assenza. Ritorna, nuovamente, grazie a Bud Spencer. L’occasione è quella di ricordare, più che analizzare, cosa che faremo comunque, il suo primissimo film da protagonista: ‘Dio Perdona… io no’. Un’opera cinematografica di genere western che determinò, non solo la nascita della coppia Bud-Terence, ma anche l’inaugurazione della trilogia del regista Giuseppe Colizzi. In realtà l’occasione non è solo originata da questo duplice motivo. È anche fortemente legato al giorno 31 ottobre, con nessun riferimento alla festa di Halloween. In tale giorno Bud Spencer avrebbe compiuto 91 anni. Oltre a questo, ‘Dio perdona… io no’ è uscito, esattamente, il 31 ottobre del 1967. Inizialmente doveva intitolarsi ‘Il Gatto e La volpe’.

Durante la lavorazione, avvenuta in Almeria in Spagna, non solo venne modificato il titolo come oggi noi lo conosciamo ma anche cambiato, in corsa, l’attore che, in un primo momento, fu scelto per recitare accanto proprio a Bud Spencer. Si chiamava Peter Martell, pseudonimo di Pietro Martellanza. Lo sfortunato attore litigò con la fidanzata e rompendosi un piede.

Non potendo attendere i tempi di guarigione, la produzione decise di sostituirlo. Fu proprio in quel momento che il destino prese una piega inaspettatamente positiva. Venne scelto frettolosamente un certo Mario Girotti, il quale, dovette scegliere un nome americano: Terence Hill. Il resto ormai è storia.

Il film, scritto e diretto da Giuseppe Colizzi fu un successo che, come già detto, permise la realizzazione di una trilogia ma, al tempo stesso, se qualcuno sta pensando quello che per molto tempo ha pensato anche chi sta scrivendo questo articolo, la risposta è sorprendentemente no. ‘Dio Perdona… io no’ non è un film costituito dalle irriverenti scazzottate da cartone animato, e, in alcuni momenti, non sembra nemmeno un canonico del genere ‘cowboy’.

Una specie di giallo, con atmosfere che cercano di richiamare, molto alla lontana, quelle epiche di Sergio Leone. Atmosfere, addirittura, anche a tratti cupe; con uno sviluppo di trama che attira dall’inizio alla fine. E le risse? Si ci sono. La prima è quella di Terence Hill. La seconda avviene fra loro due. Ma sono serie e nessuno, ancora, in quel preciso momento, intuì il vero potenziale della futura coppia.

Con loro due era anche presente Frank Wolff, nella parte del cattivo. “Dio Perdona… io no” è un film lontano anni luce dall’atmosfere divertenti e spassose delle loro future collaborazioni. Ma alcuni ed impercettibili caratteristiche dei personaggi mostrati ci sono ed emergeranno solo con il tempo. Per chi ancora non l’avesse visto, e se siete grandissimi fan, dei due attori questo film deve essere assolutamente visto per scoprire la loro prima volta con i loro nomi d’arte al cinema.

Bud&TerenceStorie di Cinema e Serietv

BUD SPENCER DALLA SPARZIONE ALL’ANNO DELLA SVOLTA: IL 1967

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Nell’ultimo appuntamento eravamo rimasti che era scomparso dal mondo del cinema dopo le prime partecipazioni nemmeno accreditate. Sparì 1959 al 1967 e in quel periodo si occupò, addirittura, di musica. Firmò il contratto con la Rca come autori di canzoni per artisti famosi. La collaborazione durò dal 1961 al 1964, anno in cui suo suocero morì, il gestore della casa discografica, e fu costretto a cercare un nuovo lavoro. Rimase nell’ambiente del mondo dello spettacolo e precisamente della televisione, come produttore di documentari per la Rai e per tre anni ancora, tra lui e il mondo del cinema c’era un assoluto reciproco disinteresse.

Un giorno il regista Giuseppe Colizzi era alla ricerca di un attore per un film che stava realizzando in Spagna, in Almeria per la precisione. Andava alla ricerca di un omone grosso, con la barba, che sapesse andare persino a cavallo. Tale ruolo lo propose a Carlo Pedersoli. Paradossalmente il futuro interprete di tante scazzottate rifiutò. Motivo? Economico. No, nessuna mania di grandezza, ma di necessità.

Al signor Pedersoli, in quel periodo, gli scadeva una cambiale di ben due milioni di lire. Non una sommetta, insomma. Così Giuseppe Colizzi si mise nuovamente alla ricerca dell’attore protagonista da affiancare, inizialmente, ad un certo Peter Martell, meglio conosciuto come Pietro Martellanza. Sta di fatto che il regista non riusciva a trovare nessuno con quelle caratteristiche fisiche adatte al ruolo. Così tornò a contattare Pedersoli. Quest’ultimo fu convinto dalla moglie, almeno, a parlare con il regista.

Il problema, dunque, era prettamente economico. Inizialmente Colizzi aveva offerto al futuro interprete protagonista solo un milione delle vecchie lire. Una cifra che non bastava in quel momento al campione olimpico di nuoto.

Alla fine Colizzi decise di accettare le condizioni di Carlo Pedersoli e, allo stesso tempo, Carlo Pedersoli si fece crescere la barba e imparò ad andare a cavallo per girare, da protagonista, il primo film della sua carriera. Ma di questo ne parliamo nel prossimo articolo.

Storie Vere

QUANDO KEVIN COSTNER CERCO’ DI FAR RIVIVERE IL MITO DI WYATT EARP

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Un Kolossal che non ebbe fortuna rispetto alle altre versioni precedenti

Il mito del west e ‘Storie Vere’. Dopo un bel po’ di tempo la rubrica ritorna ad analizzare film che rievocano fatti realmente accaduti. Torna con un episodio abbastanza singolare della storia americana, ma al tempo stesso ripreso più volte dalla stessa settima arte. Un evento datato 26 ottobre 1881 e conosciuto come la ‘Sfida all’OK Corrall’. I protagonisti, reali e assoluti, della mitica sparatoria furono i fratelli lo sceriffo Wyatt Earp ed i suoi fratelli, con il bounty killer ‘Doc’ Holiday e i Clanton ed i MCclure.

L’episodio, come detto, ha ispirato molte volte, nel corso dei decenni, il cinema. La prima volta fu Henry Fonda ad immortalare, sul grande schermo, le gesta di Wyatt Earp nel 1946. Il film s’intitolava ‘Sfida Infernale’ ed era diretto da John Ford. Nove anni più tardi, nel 1957, furono Burt Lancaster e Kirk Douglas a far rivivere le gesta di quegli eroi con l’omonimo film ‘Sfida all’Ok Corrall’. Ma in questa occasione l’articolo è interamente dedicato alla versione di metà anni ’90. Diretta dal regista Lawrence Kasdan ed interpretata da Kevin Costner, semplicemente intitolata ‘Wyatt Earp’.

L’opera interamente biografica e che narra trenta anni del leggendario sceriffo di Tombstone, vede nel cast, oltre a Kevin Costner attori, come Bill Pullman, Tom Sizmore, Dennis Quaid e Gene Hackman. Con la partecipazione Jeff Fahey, Mark Harmon. La sceneggiatura è stata realizzata dallo stesso regista, mentre il produttore era lo stesso Costner.

Paradossalmente l’attore protagonista, considerato all’epoca ‘Il mito degli anni ‘90’, era stato contattato per un’altra versione sulla rievocazione della sparatoria. Ma quando venne a sapere che la sceneggiatura avrebbe dato spazio a personaggi secondari alla vicenda stessa, si sfilò dal progetto per realizzare una versione tutta sua. Al suo posto fu ingaggiato Kurt Russell. Il titolo del film? ‘Tombstone’. Qual è il paradosso? Che Kevin Costner prese parte ad una produzione da 63 milioni di dollari, incassandone solamente 25 milioni al botteghino; mentre per ‘Tombstone’ speserò quanto aveva incassato Kevin Costner, con un guadagnò di 56 milioni di dollari.

I centottanta minuti di durata rappresentano un chiaro omaggio non solo all’uomo, come logico che fosse, ma anche all’intramontabile epoca del west. Nel film i motivi per cui si giunge al famoso epilogo sono un po’ romanzati. Difatti è pur vero che Wyatt Earp era lo sceriffo, insieme ai suoi fratelli, di Tombstone ma la storia, vuole, che la sparatoria non avvenne semplicemente per uno chiaro antagonismo tra bene e male. Bisogna anche ammettere che lo stesso Costner non appare in gran forma. La sua performance appare troppo macchinosa ed inespressiva per tutto il film, tant’è vero che ottenne persino un razzie awards.

Mentre gli altri interpreti sembrano più sciolti, più naturali. Fra tutti, oltre a Gene Hackman, un superlativo Dennis Quaid nei panni del ‘Bounty Killer’ ed amico dello sceriffo Earp, Doc Holiday.

Nonostante queste negatività il film è comunque da seguire con attenzione e da scoprire. Non è un capolavoro del genere ma nemmeno da bocciare a priori. Forse, non è stata nemmeno la durata ma in alcuni momenti i tempi sembrano dilatarsi togliendo, così, parecchio attrattiva nei confronti di chi lo vede. Indubbiamente si poteva fare meglio, senza dimenticare la monumentale colonna sonora composta da James Newton Howard, la quale avrebbe meritato un premio. Un riconoscimento, però, Costner e Company l’ottennero: l’Oscar per l’ottima fotografia di Owen Roizman.

Bud&Terence

PRIMA DI BUD SPENCER C’ERA CARLO PEDERSOLI

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Prima del successo cinematografico ci furono i trionfi nel nuoto

La settimana precedente abbiamo ricordato, con uno sguardo in generale, tutte le serie Tv che Bud Spencer aveva preso parte nella sua carriera. Ma ‘Il gigante buono’, così come lo abbiamo sempre conosciuto, prima del successo, prima della notorietà arrivata nel 1967 e prima di essere per tutti Bud Spencer era in realtà, ma molti lo sanno di sicuro, un campione di nuoto. Alle competizioni sportive partecipava con il proprio nome: Carlo Pedersoli. Precisando, ulteriormente, che per un po’ di tempo praticò anche la nobile arte della boxe.

La sua carriera da nuotatore iniziò verso la fine del decennio 1940 e i risultati che ottenne, ricordati ancora oggi, risalgono ai primi anni del decennio successivo. Nello stesso tempo Carlo Pedersoli venne persino tesserato dalla squadra di pallanuoto della Lazio; entrando a far parte, anche, della nazionale di nuoto. Ed è proprio con quest’ultima che non solo si fa notare ma alimenta il prestigio stesso del nuoto italiano.

Andiamo, però, con ordine: nel 1949 esordisce in nazionale e l’anno successivo venne convocato per i campionati europei, dove partecipò a due finali. Nella prima si piazzò quinto, nella seconda si migliorò piazzandosi quarto. Nel 1950 raggiunse il primato nello stile libero, con un tempo di 59 secondi e 9 centesimi. Primato che egli stesso superò, l’anno successivo, con il tempo di 58 secondi e 9 centesimi.

E la carriera cinematografica? Prese il via quasi in parallelo con quella vincente da nuotatore. Il suo ruolo era quello da comparsa oppure pronunciare pochissime battute in alcune scene senza venir mai accreditato, all’inizio. Il primo lungometraggio a cui prese parte fu “Quel Fantasma di mio marito” del 1950, diretto da Camillo Mastrocinque. Addirittura questa sua partecipazione nel lungometraggio non sarebbe confermata per il semplice motivo di non esser stato accreditato nei titoli di testa. I titoli di coda arriveranno successivamente.

Proprio per il non essere accreditato nei film in cui ha preso parte, qualcuno sostiene che la sua prima vera partecipazione cinematografica risale al 1951, con il film entrato di diritto negli annali della settima arte: “Quo Vadis?”. Nonostante ciò, anche in questo caso, non appare nei titoli di apertura. A seguire prese parte ad altre quattro opere e sempre con piccoli ruoli. Dopo di che sparì per poi riapparire magicamente, sul set, non più come Carlo Pedersoli. Ma di questo ne parleremo la prossima settimana con un doppio appuntamento.

Bud&Terence

BUD SPENCER: IL ‘BIG MAN’ DELLE SERIE TV

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Serie tv girate non solo per Italia

Nella sua lunga carriera Bud Spencer non è stato solamente al cinema, ma anche in diverse serie televisive o, ancora, in pilot di progetti mai decollati, come il caso di ‘Padre Speranza’. Un progetto sulla scia di ‘Don Matteo’, del suo compagno di mille scazzottate, ma completamente diverso nella struttura della trama. ‘Padre Speranza’ venne girato nel 2001. Era chiaro, forse a pochi, che più andava avanti con l’età e più era impensabile che riuscisse a compiere le gesta che mostrava davanti alle telecamere anni prima. Per questo sceglieva, proprio a lungo andare nel tempo, progetti diversi ma sempre con qualche ceffone incorporato.


Se ‘Padre Speranza’ rappresenta l’unica nota negativa nella sua carriera televisiva, nel senso che la serie tv non fu mai realizzata, non si possono dimenticare ulteriori chicche come quella girata in Australia e arrivata dopo alcuni anni in Italia. Il progetto era intitolato: ‘Tre per sempre’ e narrava le avventure di tre orfanelli che vengono riportati nella struttura che li accoglie, un orfanotrofio appunto, sani salvi dal personaggio interpretato proprio da lui. La miniserie, in due puntate, venne mandata in onda per la prima volta il 1° e 2 novembre del 1998, in Australia, e tra il 27 e 28 dicembre del 2001 sulle reti della Rai.


Nel 1997 prese parte a ‘Noi siamo angeli’ con un altro suo partner storico. Quel Philip Micheal Thomas che divenne famoso grazie alla partecipazione nella serie cult anni ’80 ‘Miami Vice’ con Don Johnson. Con l’attore americano, sei anni prima, realizzò, forse, la sua serie più fortunata della sua carriera ‘telefilmica’; perché proseguì per una seconda stagione: Detective Extralarge’. Ma nella seconda stagione, con lui, c’era un altro interprete famoso: Micheal Winslow, il mitico ‘Jones’ della fortunatissima saga comica conosciuta come ‘Scuola di polizia’.


L’ultima serie televisiva e che corrisponde, anche, alla sua ultima apparizione televisiva fu ‘I Delitti del cuoco’ dove l’attore napoletano ritrovò un’altra sua spalla, ma solo per un episodio, ai tempi della quadrilogia di ‘Piedone’: Enzo Cannavale. La serie, girata a Ischia, era ispirata al personaggio letterario di ‘Nero Wolf’, ideato da Rex Stout e fu dal punto di vista del numero degli episodi, considerando che si parla solo di un’unica stagione. Dieci episodi da cinquanta minuti ciascuno.

Chiudiamo con il titolo che avrebbe dovuto riassumere questo percorso televisivo del grande Bud, ovvero la prima serie a cui prese parte nel 1988. Era il 25 novembre di quello stesso anno quando, sugli schermi del canale Italia 1 prese il via ‘Big Man’. Sei film da 90 minuti, i quali inizialmente dovevano essere 8. A causa della scomparsa del regista, Steno, la lavorazione non fu proseguita. Sia in ‘Extralarge’ che in ‘Big Man’, Bud Spencer, è un detective provato con lo stesso nome, ma dal cognome diverso: Jack Clementi, in Big Man, e Jack Costello nella serie realizzata in Florida.