Agosto 2020

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SHOCK A HOLLYWOOD: MORTO CHADWICK BOSEMAN

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L’attore di Black Panther aveva tenuto nascosto una malattia incurabile

Uno scioccante lutto ha colpito il mondo di Hollywood nelle ultime ore. Chadwick Boseman, una delle nuove stelle nascenti e promettenti del cinema americano, diventato famoso nel 2018 per aver impersonato il ruolo dell’eroe Marvel ‘Black Panther’ è venuto a mancare dopo una lunga battaglia contro una malattia mai resa pubblica: un cancro al colon.

L’attore, spirato con il conforto dei suoi familiari, aveva 42 anni. L’annuncio è stato dato dal suo ufficio stampa sui suoi profili social, da Facebook a Instagram. Nato il 29 novembre del 1977, nella città di Anderson nel Sud Carolina, esordisce sul grande schermo nel 2008 con il film ‘The Express’ e poi quattro anni dopo con ‘The Kill Hole’. Ma è dal 2013 che non si è più fermato: ’42 – La vera storia di una leggenda americana’, nel 2014 partecipa a due lungometraggi: il primo al fianco di Kevin Costner, ‘Draft Day’, e nell’altro fa rivivere il mito del Padrino del Soul in ‘Get on up – La storia di James Brown’.

Due anni più tardi fa il suo ingresso nella Marvel Cinematic Universe proprio con il ruolo che lo consacrerà in tutto il mondo, Black Panther, nel terzo capitolo della trilogia stand alone dedicata a Capitan America, sottotitolata ‘Civil War’. Nel 2017 affronta il difficile ruolo dell’avvocato afroamericano, Thurgood Marshall, primo giudice afroamericano della storia della Corte Suprema in ‘Marcia per la libertà’. Infine tra il 2018 ed il 2020 ha preso parte a ben quattro pellicole: il già citato ‘Black Panther’ nel 2018, ‘Avengers – Infinity war’ sempre nello stesso anno, ‘Avengers Endgame’ l’anno successivo, ‘City of crime’ ancora nel 2019 e proprio quest’anno era apparso nell’ultima fatica cinematografica di Spike Lee ‘Da 5 bloods – Come fratelli’. Sembra che sia riuscita a terminare il seguito di ‘Black Panther’ in uscita nel 2022

Boseman non aveva lavorato solo al cinema, agli inizi della sua carriera ha preso parte in numerose serie tv, in episodi singoli, a partire dal 2003, quindi il suo esordio assoluto, fino al 2011. Da ‘Squadra emergenza’ a ‘Cold Case’, da ‘Law & Order – I due volti della giustizia’ a ‘Csi – New York’, senza dimenticare anche ‘Fringe’, ‘Castle’ e ‘Lie To me’.

Era figlio di un’infermiera e di un tappezziere e dopo il diploma nel 1995, Chadwick Boseman aveva frequentato la Howard University di Washington ottenendo un Bachelor of fine arts in regia, la laurea nel mondo dello spettacolo. Con lui se ne va troppo presto un attore carismatico e capace. Per i ruoli svolti era diventato in poco tempo un nuovo punto di riferimento non solo della comunità nera ma anche dell’intera Hollywood. In queste ore molti suoi colleghi stanno manifestando il proprio cordoglio sui social ricordando il giovane collega scomparso troppo presto.

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SI CHIAMA CONNERY, SEAN CONNERY E COMPIE 90 ANNI

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Dai lavori più improbabili alle pellicole iconiche

Si chiama Connery, Sean Connery e dal 1962, il suo nome, è indissolubilmente legato all’agente segreto più famoso non solo della storia del cinema ma anche della letteratura internazionale. Se non fosse stato per il genio creativo dello scrittore e giornalista, Ian Fleming, chissà se la sua carriera avrebbe avuto lo stesso risalto che poi effettivamente ha ottenne?

La risposta non può che essere positiva. In fondo quando il talento è puro, vero, spontaneo non serve solo per un ruolo in particolare. Appare difficile rimanere fuori dai più grandi progetti hollywoodiani. Nato a Edimburgo, in Scozia, il 25 agosto del 1930 Sean Connery in queste ore festeggia i suoi 90 anni.

Sullo schermo ha sempre rappresentato l’immagine dell’uomo forte, duro e affascinante. Tant’è vero che negli anni più invecchiava e più attirava donne di tutte le età. Il suo esordio è datato 1951, in uno dei tanti teatri inglesi. Due anni più tardi partecipò addirittura a Mister Universo, arrivando terzo. Finalmente arrivarono i primi ruoli, non di prim’ordine, ma significativi per la sua carriera; fino a quando non giunse l’anno 1962 quando uscì il primo James Bond: ‘Agente 007 – Licenza di uccidere’. E da quel momento non si è più fermato e nemmeno la saga.

Per tutti il decennio 1960 Sean Connery divenne subito un attore di fama internazionale grazie a quel ruolo, ma già nell’immediato provo a staccarsi dalla creatura di Fleming che rischiava di etichettarlo a vita. Ci provò con ‘Marnie’ nel 1964. Ma è nel decennio successivo che incomincia ad ottenere altri ruoli più rilevanti, come in ‘Robin & Marian’, ‘L’assassinio sull’Oriente Express’, ‘Il vento e il leone’.

In quello stesso decennio, nel 1971 per l’esattezza, prese parte per l’ultima volta al film di 007, per poi riprenderlo in un lungometraggio non ufficiale nel 1983 dall’iconico titolo ‘Mai dire mai’. E proprio nei mitici anni ’80 che il caro Sean ci regala altre monumentali performances, ricoprendo ruoli altrettanto iconici. Si parte dal 1986 e quell’anno fu addirittura una doppietta.

Ancora una volta è di nuovo il mondo letterario che gli permette di valorizzarlo ancor di più sul grande schermo. Tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco, diventa un frate investigatore in un’abbazia dove avvengono strani delitti. Il film è ‘Il Nome della Rosa’. Sempre nello stesso anno diventa un maestro d’armi spagnolo del quindicesimo secolo, di nome Ramirez, con la missione di preparare all’adunanza l’ultimo immortale, nel film ‘Highlander’.

Nel 1987 entra a far parte del cast di un’altra iconica opera cinematografica, non solo del decennio 1980. Nei panni del poliziotto Jimmy Malone, ne ‘Gli Intoccabili’, offre al pubblico anche la sua scena più tragica cha abbia mai interpretato in carriera. Due anni più tardi recita al fianco di Harrison Ford nel terzo capitolo della saga di ‘Indiana Jones’, nel ruolo del padre dall’archeologo più famoso della settima arte.

Si arriva dunque agli anni ’90. Più gli offrono film importanti e più la sua stella non tramonta. Da ‘Sol Levante’ a ‘The Rock’, da ‘Caccia a Ottobre Rosso’ a ‘Mato Grosso’, da ‘Il Primo Cavaliere’ alla super partecipazione per una sola scena in ‘Robin Hood – Principe dei Ladri’; fino ad arrivare agli ultimi quattro lungometraggi a cavallo della fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo millennio: ‘The Avengers – Agenti Speciali’, ‘Entrapment’, ‘Scoprendo Forrester’ e ‘La leggenda degli uomini straordinari’.

In definitiva la sua stella non è mai tramontata. Dopo l’ultimo titolo citato, uscito nel 2003, Sean Connery decise di ritirarsi per sempre dal cinema. Aveva intuito che purtroppo il suo tempo era di conseguenza passato e, quasi sicuramente, non voleva rovinare la sua immagine e quindi la sua carriera con qualche prestazione deludente che avrebbe attirato feroci critiche.

Di certo al cinema di oggi un personaggio come lui manca e anche molto. La sua personalità, il suo fascino, il suo modo di recitare quasi alle volte con fare quasi burbero, ha fatto di lui un mito inossidabile al pari di altri suoi due colleghi nati nel suo stesso anno: Gene Hackman e Clint Eastwood. E pensare che prima del travolgente successo, prima di James Bond, prima di calcare i palcoscenici inglesi svolse i lavori più disparati come lavapiatti, bagnino e addirittura il verniciatore di bare.

Senza dimenticare la sua esperienza nella marina militare inglese, ulteriore elemento che indica la sua forte personalità davanti alla macchina da presa. Fa strano, dunque, anche pensare che uno come lui ottenne solamente un Oscar, nell’edizione del 1988, proprio per il ruolo di Jimmy Malone ne ‘Gli Intoccabili’. Peccato, perché uno come lui ne meritava molti, ma molti di più. Auguri, Mister Connery.

Storie Vere

Frost vs Nixon

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Lo scorso 17 giugno proprio con la rubrica ‘Storie vere’ ci siamo occupati, grazie al film interpretato da Dustin Hoffman e Robert Redford, dello scandalo ‘Watergate’ dal titolo ‘Tutti gli uomini del Presidente’, in cui venivano ricostruite le fasi dell’inchiesta giornalistica condotta dai reali cronisti del ‘Washington Post’ Carl Bernstein e Bob Woodward. Quelle indagini portarono alla scoperta dell’illecito posto in essere dall’allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Era la notte del 17 giugno del 1972, quando quattro uomini del partito repubblicano entrarono in una delle sedi del partito democratico, il complesso Watergate appunto.

Nixon, travolto dallo scandalo, tra l’8 ed il 9 agosto del 1974 prima annunciò le sue dimissioni e poi le rese effettive il giorno seguente. Dal momento che il 37° Presidente degli Stati Uniti lasciò la Casa Bianca a bordo dell’elicottero presidenziale iniziò un’altra storia. Proprio da questo momento si apre un altro film dedicato a questa ulteriore pagina della vicenda.

Una sorta di continuazione del film del 1976, in cui un anonimo showman si ritrovò ad intervistare Nixon con l’intenzione di fargli ammettere le proprie responsabilità davanti alla nazione, visto che non aveva subito un processo grazie al perdono presidenziale da parte del suo successore: Gerald Ford.

Scritto da Peter Morgan e diretto da Ron Howard ‘Frost vs Nixon’, uscito il 5 dicembre del 2008, ricostruisce le altrettante fasi che portarono il conduttore televisivo, David Frost, alla doppia impresa di avvicinare Nixon e di metterlo alle strette davanti al popolo americano.

In realtà questa incredibile storia vera ha persino ispirato una piece teatrale, omonima del film, e sempre scritta da Peter Morgan. Interpretato da un brillante Micheal Sheen, nei panni di Frost, e da un superlativo Frank Langella, nei panni di Nixon, il film porta a galla diverse sfaccettature dell’evento attraverso il dialogo a tratti serrato e di come lo stesso potere, nelle mani di una sola persona, possa far sembrare tutto più facile e tutto possibile, provocando irrimediabili sensi di colpa che diventano come un pesante fardello negli ultimi anni dell’esistenza.

Con ciò non si vuol sostenere che in ‘Frost vs Nixon’, con taglio prettamente drammatico e con una punta d’ironia malinconica, si cerchi di assolvere colui che macchiò anche l’immagine non solo sua propria personale, ma anche la carica stessa di Presidente. Facendo perdere ulteriore fiducia in chi magari, nonostante tutto, fino a quel momento credeva ancora nella politica.

Più che parlare di assoluzione totale, magari è più giusto affermare di rendere ‘giustizia’ all’uomo Nixon più da un punto di vista morale. Cercando, quasi, di fare pace con quel periodo della storia mai dimenticata. Frank Langella per la sua prestazione otterrà, alla notte degli Oscar del 2009, la candidatura come migliore attore protagonista; le altre candidature conquistate furono: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Da segnalare anche l’ottima prova di Kevin Bacon, nel ruolo del collaboratore fidato di Richard Nixon, Jack Brennan.

‘Frost vs Nixon’ È una pagina di storia prettamente americana e che non viene svilita da qualche possibile licenza poetica nella sceneggiatura. Anzi è valorizzata con la semplice forza di ricordare eventi che non possono essere dimenticati.

Storie Vere

Fuga per la vittoria

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Alle volte succede che tante storie si concentrano in una sola, fondendosi in qualcosa di unico. Un qualcosa che ha il sapor di leggenda non solo squisitamente ed esclusivamente cinematografica, ma che travalica l’immaginazione per assumere ancor più valor attraverso racconti realmente accaduti. Eventi poco conosciuti ma che una volta resi noti, anche grazie ad opere cinematografiche, ti fanno domandare se quello che hai letto, visto o comunque sentito appartiene, prima, alla sfera del reale per, poi, venir cristallizzato attraverso la sublime magia della settima arte sul grande schermo.

Era il 7 luglio del 1981 quando nelle sale americane approdò una di quelle pellicole entrate inevitabilmente nella storia del cinema, ispirata ad un episodio relativo ai tempi della Seconda Guerra Mondiale; una sfida che si consumò non nei cieli o per mare o per battaglia su terra, ma su un campo di calcio. Il particolare match si giocò, realmente, il 9 agosto del 1942 e vide opposte due squadre composte dall’esercito tedesco e l’altra da soli giocatori ucraini. L’episodio è conosciuto come ‘La Partita della morte’ ed è stata riportata nel corso degli anni attraverso due differenti versioni. Il film è, in lingua originale, ‘Victory’, in italiano, ‘Fuga per la vittoria’.

Diretto dal maestro John Houston e accompagnato dalle indimenticabili e trionfali musiche composte da Bill Conti, il film è una rilettura romanzata di ciò che avvenne in quel giorno di agosto di tre anni prima che il secondo conflitto terminasse. Il cast di attori presenti è, a sua volta, da sogno e non solo per l’epoca. Mescolare pezzi grossi di Hollywood con i veri fuoriclasse del mondo del calcio di sicuro non capita tutti i giorni.

Ecco la formazione: Silvester Stallone, Paul Van Himst, Micheal Caine, Co Prins, Russel Osman, Bobby Moore, John Wark, Osvaldo Ardiles, Mike Summersbe, Edson Arantes Do Nascimento Pelé e Soren Linsted. Pelé a parte è normale che i giovani non si possono ricordare degli straordinari calciatori che parteciparono a questa insolita avventura davanti alla macchina da presa.

Una storia, come detto in apertura, che è andata oltre sia la storia vera sia oltre al rettangolo di gioco. Fondata essenzialmente sulla sfida al limite dell’impossibile, quindi un film indirettamente motivazionale, sulla voglia insopprimibile di libertà e di raggiungerla ugualmente anche nel modo più improbabile possibile.

Appare naturale, oltre che sottinteso, che tutta la trama, tutta la storia scritta da più mani, è un’unica attesa crescente dall’inizio fino al momento culminante: la partita. Il lavoro di Houston è epico per l’abilità, la maestria e la saggezza con cui affronta la trama; senza mai far annoiare lo spettatore. L’elemento dominante sembra non essere la partita in sé nella sua essenza, semmai la fuga e l’organizzazione medesima e le modalità che i prigionieri invento per portarla a termine.

Quando la due squadre si affrontano l’adrenalina per la silenziosa e crescente attesa è entrata definitivamente in circolo, con un dubbio furbamente instillato in chi guarda il film: gli alleati fuggiranno durante l’intervallo oppure rientreranno in campo? Il finale ormai si conosce ed è lì che le emozioni salgono ancor più di livello, miscelando l’orgoglio appunto per la sfida, l’orgoglio di non cedere e sperare che anche una partita di calcio, anche se è solo una partita, possa essere raddrizzata e quindi credere nell’impossibile. Con una reazione commovente ed eroica di Stallone, Ardiles, Pelé e Company.

Le inquadrature esaltano le gesta dei veri calciatori, come per esempio la doppia magia di Ardiles e quel gesto atletico, misto all’istinto del gioco e la tecnica sopraffina di Pelè. Certo, è un film. Ma Houston ci permette di farcelo ammirare una seconda volta, proprio come quando in una diretta televisiva si propone il replay di una vera azione di gioco.

Forse su questa spettacolare rovesciata ci rimanda ad un ulteriore fatto realmente accaduto, però durante le Olimpiadi del 1936: quando Jesse Owens, atleta statunitense, trionfò davanti agli occhi dei nazisti Hitler, presente sugli spalti, si alzò dal suo posto in tribuna e si allontanò indispettito. Nel film, invece, il gesto tecnico di Luis Fernandez, il personaggio interpretato da Pelé, suscita l’ammirazione, con tanto di applauso, del maggiore Von Stein, impersonato da Max Von Sydow, vagamente somigliante al dittatore nazista.

Invece la parata sul finale di Stallone, che manda in visibilio tutto lo stadio bloccando il risultato sul 4 a 4, rappresenta, molto probabilmente, di aver fermato non solo un pallone, ma, metaforicamente, gli stessi nazisti. La scena del coro sugli spalti stadio e l’intonazione dell’inno nazionale francese provoca ulteriori emozioni prima della battuta del penalty.

Il budget previsto era di 10 milioni di dollari. L’incasso totale ammontò a 27.453.418. milioni di dollari. Riuscì persino ad ottenere la candidatura al ‘Premio d’Oro’ al Festival Internazionale di Mosca. Magari quello era il primo segnale distensivo tra le due potenze dell’epoca?

Forse o forse no. Sta di fatto che ‘Fuga per la vittoria’ è uno di quei film irripetibili per stile, contenuto e soprattutto per l’epoca in cui è stato realizzato. I ricordi della Seconda Guerra Mondiale erano ancora vivi, le ferite le cicatrici facevano ancora più male di oggi. Per questo, quando nel marzo dell’anno scorso si è iniziato a parlare di remake la domanda, parafrasando Antonio Lubrano, come sarà? Sarà all’altezza dell’originale? E visto che nel 1981 i produttori ingaggiarono ‘O Rey’, sarebbe giusto scritturare ‘El Pibe de Oro’.

Bud&Terence

Chi trova un amico trova un tesoro

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I film di Bud Spencer e Terence Hill sono come delle avventure miscelate ad altri generi cinematografici, sempre dall’intento, implicito, di ridicolizzare la violenza nella sua essenza. Portata, alle volte, a livelli di cartoni animati. In questo appuntamento prima della pausa di Ferragosto analizziamo un film che assunse i contorni dell’avventura vera e propria, con i tipici elementi dell’isola deserta in mezzo al mare, che poi tanto deserta non è, ed un misterioso tesoro da trovare. Il titolo riprendeva un famoso detto popolare: ‘Chi trova un amico trova un tesoro’.

Girata in un’isola vicina alla contea di Miami Dade e con le atmosfere tipicamente estive dovrebbe indurre, come logica, a pensare che il film uscì durante nella calda stagione. In realtà no, la data di rilascio era il 22 dicembre del 1981. Quindi un’opera comica indirettamente estiva ma nel periodo natalizio. È pleonastico precisare che la coppia fece centro anche in quell’occasione.

Diretti questa volta da Sergio Corbucci, i due attori si ritrovano in una trama più volte ripetuta nella storia del cinema e apparsa nei classici romanzi del genere, con l’ennesima variante. In questo caso con la variante loro, quella personalizzata, quella rappresentata dai mitici ‘pugni e schiaffoni’. Sia il soggetto che la sceneggiatura sono opera di Mario Amendola e lo stesso regista. Invece la colonna sonora non è composta come al solito dagli Oliver Onions, ma dagli ‘The Fantastic Ocean’ con ‘Movin Cruisin’; con uno stile tropicale unito ancora al sound della discomusic ancora presente in quegli anni. A tratti un po’ malinconica. Specie quando i due protagonisti arrivano sull’isola.

In ‘Chi trova un amico trova un tesoro’ oltre alla trama, oltre alla location che fa sognare ad occhi aperti e oltre, come sempre, alle tradizionali divertenti scazzottate a rimanere impressi nella memoria di tutti i fans, e non solo, sono i due personaggi secondati di questo lungometraggio: il personaggio Anulu, impersonato da Sal Borgese,  il figlio ‘un po’ scemotto’ della Regina del posto paradisiaco e doppiato, quasi a sorpresa, da un Ferruccio Amendola che non ti aspetti ed un vecchio soldato giapponese, padre di Anulu, che non era a conoscenza del fatto che il secondo conflitto mondiale era terminato da quasi quaranta lunghi anni. Un personaggio ispirato ad una figura realmente esistita nella storia giapponese.

Ma i protagonisti solo loro, Bud e Terence, nei rispettivi ruoli di due persone totalmente differenti tra loro e che, per diversi motivi l’uno dell’altro, si ritrovano nell’isola deserta con l’intenzione di trovare un misterioso tesoro nascosto. Insieme affronteranno pirati, malviventi e difenderanno per più di una volta la pacifica popolazione presente nel posto bagnato dall’oceano. In definitiva il vero tesoro lo trovano per poi perderlo. Lo recuperano non in senso materiale ma attraverso il sentimento dell’amicizia, con tanto di interrogativo posto ironicamente nel finale e che richiama, direttamente, il titolo del film.

‘Chi trova un amico trova un tesoro’ è stato il loro dodicesimo film girato insieme. Molto probabilmente quello più avventuroso ma altrettanto divertente come la maggior parte dei loro movies proposti sul grande schermo e, si può dire ancora, visti e rivisti senza alcuna stanchezza nei singoli passaggi televisivi in tutti questi anni. Un film divertente, un classico della coppia da vedere e rivedere perché un certo tipo di comicità non tramonterà mai. Proprio come i loro film.

LA RUBRICA ‘BUD&TERENCE’ RITORNERA’ tra il 24 ed il 30 agosto.

Sequels & Saghe

THE EQUALIZER 2

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Si è sempre sostenuto che il primo capitolo non si tocca. Rimane incastonato, nel tempo, nel limbo della perfezione rispetto agli altri episodi prodotti in seguito. Il motivo è semplice ed è da ricercare nella sussistenza di tre elementi fondamentali: la novità, l’originalità e l’idea di base che porta a realizzare, se non un capolavoro, almeno un ottimo film. Quando giunge il momento del seguito il discorso cambia. Un tempo non esisteva la ‘progettazione’ che c’è oggi. Una volta realizzato un film di successo su un determinato personaggio era difficile bissarlo con il secondo capitolo, solo perché il seguito doveva essere realizzato e basta. Perché si doveva incassare quanto speso.

Oggi invece i sequels o comunque le saghe sono già studiate a tavolino o quasi. Ciò vale anche per il secondo capitolo di ‘The Equalizer’ accompagnato con il sottotitolo: ‘Senza Perdono’. Il discorso introduttivo, dunque, vale anche per questo secondo capitolo del capostipite uscito nel 2014 e che, quasi sicuramente, determinerà la realizzazione di un terzo episodio cinematografico.

Era il 20 luglio del 2018 e diretto sempre da Antoine Fuqua, quando la seconda pellicola ispirata dall’omonima serie tv degli anni ‘80 approdò sui grandi schermi americani. Nel ruolo che fu di Richard Woodward troviamo sempre lo straordinario Denzel Washington, con il cast in parte rinnovato. Ritroviamo, comunque, Bill Pullman e Melissa Leo nel ruolo non solo degli unici amici di Robert McCall, ma anche delle uniche persone che sanno della sua esistenza, ed è proprio su questo che si fonda la nuova trama scritta, sempre, dallo sceneggiatore Richard Wenk.

Robert McCall vive sempre a Boston e questa volta lavora come autista privato e nel frattempo aiuta le persone. Un giorno capisce che il passato torna a fargli visita quando la sua collega ai tempi della Cia, nonché migliore sua amica, viene brutalmente assassinata. Senza pensarci due volte decide di indagare su quanto le è accaduto. Questa volta la sceneggiatura punta ancor di più sull’action, senza togliere spazio al thriller ben radicato in questa nuovissima versione.

Non annoia, tiene incollati fino alla fine come il primo capitolo e senza qualche esagerazione che rischierebbe di stonare all’interno della trama. Eppure ‘The Equalizer 2’ non sembra convincere quanto l’episodio inaugurale. Non è un caso, forse, l’unica candidatura ottenuta come miglior film d’azione al ‘People’s choice Awards’ dello stesso anno è la prova che questa volta lo schema ha funzionato in maniera meno convincente. È vero abbiamo detto prima ‘nessuna esagerazione di sorta’, molto probabilmente optare troppo sull’action ha lievemente nuociuto al progetto. E con il terzo come andrà? Non ci resta che attendere per avere la risposta.

LA RUBRICA SAGHE E SEQUELS TORNERA’ NELL’ULTIMA SETTIMANA DI AGOSTO: QUELLA DAL 24 AL 30 AGOSTO.

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Wonder Woman 1984

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Ne avevamo già parlato lo scorso dicembre, in occasione dello ‘Special Christmas 2019’, annunciando che inizialmente il film sarebbe dovuto uscire lo scorso mese di giugno. Il giorno 20 per l’esattezza. Causa pandemia anche ‘Wonder Woman 1984’ ha dovuto subire il forzato rinvio. I distributori hanno optato ufficialmente per il prossimo 2 ottobre 2020. Sembrerebbe questo, dunque, il giorno in cui ‘La regina delle Amazzoni’ dovrebbe far ritorno sul grande schermo, per il suo secondo film stand – alone. Diciamo quarto dopo, l’esordio in ‘Batman vs Superman’ del 2016, il primo film dedicato interamente a lei l’anno seguente e nella ‘Justice League’ del 2018.

Nel costume della supereroina troviamo nuovamente, e come giusto che sia, l’affascinante attrice israeliana Gal Gadot. In cabina di regia c’è sempre Patty Jenkins e nel cast si registra il misterioso ritorno di Chris Pine, affiancato da Pedro Pascal e Kristen Wiig nei panni degli antagonisti. Presente anche Robin Wright. La stessa regista ha inoltre reso noto la durata del film: 2 ore e 42 minuti. Ciò si deduce che la trama sarà abbastanza corposa, oltre ai classici effetti speciali e l’action che sono elementi d’obbligo in queste occasioni cinematografiche.

Da quando il trailer venne rilasciato a dicembre si è subito ammesso che la Dc Comics aveva finalmente alzato l’asticella nel confronto con la Marvel Cinematic Universe. Questa volta funzionerà? Dal quello che si vede nel trailer parrebbe proprio di sì. Il breve filmato è accompagnato da un elettrizzante, potente e coinvolgente brano degli anni ’80 ‘Blue Monday’, del gruppo musicale ‘New Order, con un montaggio da premio Oscar. La hit è proprio dell’anno in cui il sequel è ambientato. Un secondo capitolo che si prospetta scoppiettante e, forse, riuscirà a superare il primo episodio del 2017; forse sì o forse no. Ma questo blog prova ad azzardare una previsione: sbancherà ai botteghini di tutto il mondo.

Ecco a voi il trailer: