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Sequels & Saghe

QUELL’EPICO FINALE DE IL CAVALIERE OSCURO

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Il terzo capitolo concluse una trilogia irripetibile

E siamo giunti, anche un po’ a malincuore, al termine di questa ennesima saga che ha decretato la ripresa della rubrica dopo la pausa estiva. Partendo dal presupposto che in una serie di film cinematografici, nel caso specifico di una trilogia, l’ultimo capitolo è quello che non deve mai deludere, altrimenti tutto il lavoro svolto diventa inutile. Anche se c’è da considerare che tutti e tre sono oltremodo rilevanti: il primo perché rappresenta l’apertura, il secondo perché rappresenta il continuo e il terzo, appunto, la chiusura, per non dire che deve rappresentare un più che degno epilogo.

Nel caso ispecie della trilogia di Nolan, su Batman, l’attesa, dopo gli strepitosi capitoli del 2005 e del 2008, era ulteriormente alta quando, lo stesso regista inglese, annunciò che ‘Il cavaliere Oscuro – Il ritorno’ avrebbe determinato la chiusura del cerchio, per non dire la chiusura di un discorso suddiviso in tre parti sull’uomo pipistrello.

Normale aspettarsi, dunque, se non proprio un film superiore ai precedenti, almeno un lavoro dello stesso livello dei primi due capitoli. E si può dire che la delusione non ci fu. Il finale che lo stesso genio di Christopher Nolan ha ideato per Batman è uno dei più belli, entusiasmanti e commoventi della storia non solo del genere cine-fumettistico ma del cinema in generale.

Si riparte dalla ‘tagline’ non ufficiale del 2008: ‘o muori da eroe o vivi a lungo da diventare il cattivo’. Questo concetto è ben inteso fin dalle prime scene del terzo e ultimo episodio della saga dell’uomo pipistrello, in cui Batman si era preso la colpa dei crimini commessi da Harvey Dent/Due Facce. Ma a rimettere tutto in discussione c’è un nuovo nemico.

Il suo nome è Bane. Un componente della ‘Setta delle ombre’, affrontata e distrutta nel primo film. Ma Bruce Wayne, in questo capitolo, appare stanco, invecchiato e disilluso. E’ comunque consapevole che non può tirarsi indietro e che deve scontrarsi con il nuovo villain. Nella sua decisione si mette tutti contro, persino la spalla di sempre: il fedele maggiordomo Alfred Pennyworth.

In questa nuova sfida, però, non è solo: c’è l’attempato e disilluso Commissario Gordon, la misteriosa ladra Selina Kyle conosciuta come Cat-Woman, impersonata da Anne Hathaway, e da un altrettanto misterioso e giovane agente di polizia di nome Blake, impersonato da Joseph Gordon Levitt. In realtà questo personaggio è un omaggio alla terza versione del partner storico, Robin, che nei fumetti era proprio un poliziotto.

Dopo la morte di Dick Grayson, sempre nei fumetti, Bruce Wayne si prende cura di un altro orfanello chiamato proprio Blake, ed era un poliziotto di pattuglia. Elemento rispettato in parte in questo capitolo finale. In una scena Blake con Bruce Wayne afferma di aver capito chi è Batman e che lo stesso eroe mascherato ha l’obbligo di tornare.

‘Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno’ si fonda su due attese: quella dell’entrata in scena di Batman e se alla fine l’eroe di Gotham paga a caro prezzo il suo ritorno. L’epilogo, ossia la battaglia finale che si svolge all’alba, può essere interpretato come il termine del periodo di oscurità vissuto dalla città, Gotham City, e dal protagonista.

Le quasi tre ore del film sono un lungo ed epico addio e con una battaglia suddivisa, intelligentemente, in tanti piccoli significativi momenti che tengono sul fiato sospeso lo spettatore. Il cavaliere oscuro – il ritorno, di sicuro, non è allo stesso livello del precedente capitolo. Ma, molto probabilmente, è il miglior terzo episodio della storia delle trilogie cinematografiche.

Non si può non terminare questo articolo con la fra se più bella del film. Una frase che riassume l’essenza stessa della parola eroe:

Bud&Terence

PARI E DISPARI: UN FILM DAI 5 MILIARDI DI INCASSO

Pari e Dispari

Scritto da Amendola, Bruno e Sergio Corbucci

Il 28 ottobre del 1978 la coppia d’oro del cinema italiano, Bud Spencer e Terence Hill, tornò con il film ‘Pari e Dispari’, bissando il successo dell’anno precedente e diretti, questa volta, dal regista Sergio Corbucci. L’ambientazione era sempre quella della Florida e della città di Miami, per un film tutto schiaffoni e risse incorporate come per tradizione e, più precisamente, sulla tematica delle scommesse. Scritto da più mani, da Mario Amendola e da Bruno Corbucci, il padre di Sergio, per il soggetto e dallo stesso Amendola, Bruno Corbucci, Sabatino Ciuffini e dallo stesso regista ‘Pari e Dispari’, questo il titolo del film, vedeva il guardiamarina Johnny Firpo, impersonato da Terence Hill, impegnato nello sgominare una banda di allibratori clandestini.

Tra mille escamotage riesce non solo ha coinvolgere il suo fratellastro Charlie, un ex-giocatore d’azzardo pentito interpretato da Bud Spencer, ma anche a completare la missione, per il quale era stato scelto, in modo rocambolesco. ‘Pari e Dispari’ era il loro decimo film e si pone nella classifica dei loro migliori film. Classifica che lo stesso blog stilerà più avanti, una volta passati in rassegna tutti i loro film in coppia.

Nel cast oltre a loro due erano presenti anche stuntman prestati, anche nei precedenti film, come attori: Luciano Catenacci, Salvatore Borgese, Riccardo Pizzuti e Claudio Ruffini. Inoltre era anche presente, nel ruolo di Suor Susanna, una giovanissima Marisa Laurito. Al botteghino riscosse un notevole successo. La cifra conquistata era di 5.524.525.184 miliardi delle vecchie lire, diventando il quarto maggiore incasso della stagione cinematografica del 1978-1979.

Questo decimo film della coppia è piacevole a vederlo e rivederlo, come tutti gli altri. Composto dai classici schemi ripetuti, rivisti e anche rinnovati per l’occasione senza mai stancare. Un piccolo classico che non deve mancare tra i fans dei due attori e che, anche per questo, ricordato ancora a distanza di anni.

Serie Tv

PERRY MASON E LE SUE ORIGINI NELLA NUOVISSIMA SERIE TV

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Sono già andate in onda i primi due episodi su Sky, ma il blog ha visto per intero la prima stagione.

Che sia chiaro: di remake, di reboot, di rifacimenti di qualsiasi tipo siamo un po’ tutti saturi ma, forse, non effettivamente stanchi. Cosa succede se un iconico personaggio, e sarebbe meglio aggiungere storico, venisse riproposto a distanza di anni e, addirittura, in uno schema narrativo totalmente rinnovato, senza mai distaccarsi dal genere di appartenenza? Cosa succederebbe, oltre modo, se questa nuova versione appare convincente e contemporaneamente alimenta la sensazione che potrebbe rimanere nel tempo, come l’idea originale?

Succede che sia il pubblico che la stessa critica rimarrebbero spiazzati. Per di più il successo sarebbe colossale, se il personaggio in questione, presenta il nome dell’avvocato più famoso della storia, sia della letteratura gialla e sia della televisione, ovvero Perry Mason. Si, proprio lui signore e signori.

Il ritorno del personaggio ideato dallo scrittore statunitense Erle Stanley Gardner era stato annunciato da diverso tempo e, addirittura, ad interpretarlo, inizialmente, doveva essere Robert Downey jr, l’Iron Man della saga della Marvel Cinematic Universe. Alla fine, l’ex Tony Stark, si è riciclato, si fa per dire, in questa nuova avventura come produttore.

Ammettendo che l’attore comunque non avrebbe sfigurato fisicamente per il ruolo, il problema sarebbe sorto per quanto riguarda l’impostazione recitativa di Robert; non perché non lo avrebbe proposto nel migliore dei modi, anzi, ma forse avremmo avuto un Perry Mason un po’ troppo egocentrico e spavaldo. D’altronde gli avvocati sono un po’ così, ma visto che nella nuova serie appena uscita su Sky e anche su Now Tv, lo scorso 11 settembre, si narrano le origini del celebre avvocato c’era bisogno di un attore diverso, con un’altra impostazione recitativa.

Per cercare di non far rimpiangere l’altrettanto leggendario ed indimenticato interprete Raymond Burr, che lo ha impersonato dal 1957 fino all’anno della sua morte nel 1993, la scelta della produzione doveva cadere su qualcuno che presentava un viso umile e non proprio famoso come l’ex-Iron Man, con la capacità di farlo accettare alle nuove generazioni. A spuntarla, nei casting, è stato Matthew Rhys, già conosciuto per la serie tv ‘The americans’.

L’interprete si è accollato una bella responsabilità, una missione non facile, nell’ereditare questa icona del genere giallo che rinasce non proprio in un legal procedural, ma attraverso una ‘crime story drama’ nella Los Angeles degli anni ’30. Il suo aspetto è trasandato, in crisi con sé stesso, con alcuni demoni del passato che lo tormentano e non è ancora avvocato. La sua insolita attività professionale è quella di investigatore privato, incredibile ma vero.

La vera missione di questa nuova serie, precisamente, è quella di mostrare un Perry Mason prima che diventasse quello che noi tutti abbiamo imparato a conoscere nel corso dei decenni; partendo dal presupposto che nei romanzi di Gardner non c’erano molte informazioni sul passato del personaggio. I due sceneggiatori, Ron Fitzgerald e Rolin Jones, hanno ambientato la storia, precisamente, tra gli anni 1931 e 1932, durante la Grande Depressione e il Proibizionismo. Il primo romanzo di Perry Mason venne pubblicato, ufficialmente, nel 1933 e questa serie, composta di soli otto episodi, si pone proprio come l’antefatto delle storie ideate e realizzate da Erle Stanley Gardner. Otto episodi che, come già detto hanno preso il via lo scorso 11 settembre e che termineranno il prossimo 2 ottobre, non sono altrettanti otto singoli casi ma un unico caso, un’unica indagine, suddivisa, come sarebbe giusto dire, in otto parti. Il blog ha già visto tutta l’intera prima stagione, dato che è disponibile immediatamente su Now Tv; su sky, invece, stanno andando in onda due episodi a settimana.

Ciò che possiamo dire, visto che la politica dello spoiler in questo blog non verrà mai applicata, è che l’intera linea gialla è indirizzata sul brutale omicidio di un neonato e, ovviamente, se si narrano le origini di Perry Mason appare anche giusto ricostruire i primi passi di altri due personaggi che gravitano intorno alla figura del principe del foro americano. Due personaggi fondamentali oltre che storici: la segretaria Della Street e l’investigatore al servizio di Mason, Paul Drake.

Se in ‘Perry Mason’ 2020 il personaggio della segretaria ha il volto dell’attrice Juliet Rylance, in tutti gli storici episodi ad impersonarla era stata Barbara Hale. Invece Paul Drake ha avuto, nel tempo, più attori e qualche innovazione. In principio possedeva il volto di William Hopper. Quando la serie riprese a metà degli anni ’80, Hopper era già morto da 15 anni. Infatti l’attore morì il 6 marzo del 1970, quattro anni dopo la fine della nona stagione in bianco e nero. Il ruolo fu ripreso da un altro William, divenuto famoso nel frattempo per un film cult, di fine anni ’70, ed un’ulteriore serie televisiva cult degli anni ’80: Un mercoledì da leoni e Ralphsupermaxieroe. Stiamo parlando di William Katt, figlio di Barbara Hale. Katt, tra il 1985 ed il 1989, interpreterà il figlio di Paul Drake, Paul Drake, jr. Dopo il 1989 il personaggio viene sostituito da Ken Malansky, interpretato paradossalmente da un altro William, William R. Moses.

Il nuovo Paul Drake ha il volto di Chris Chalk, il Lucius Fox nella serie dedicata alle origini del Cavaliere Oscuro dal titolo ‘Gotham’. Se quest’ultimo personaggio è afroamericano bisogna, da subito, precisare che ci sono ulteriori licenze poetiche che non sveliamo. Ciò, comunque, non cambia la sostanza. Non muta la positività dello show televisivo. Il nuovo Perry Mason è un noir raffinato, che parte prima come poliziesco per poi diventare un effettivo legal procedural; senza mai intaccare le caratteristiche classiche che hanno forgiato il genere giallo.

Di questo nuovo prodotto di intrattenimento non solo ne sentiremo parlare in futuro, ma è già stato rinnovato per una seconda stagione. In alcune dichiarazioni gli autori hanno fermato che i romanzi di Perry Mason pubblicati sono stati 80, quindi significa che hanno molto materiale da cui attingere. Quindi lunga vita a Perry Mason, per un ritorno in grande stile e addirittura inaspettato.

Storie Vere

ALLA LUCE DEL SOLE: IL CORAGGIO DI DON PINO PUGLISI

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Nel film di Faenza vengono raccontati gli ultimi due anni del prete anti-mafia

Nella lotta alla mafia le persone che hanno sacrificato la loro vita non hanno sempre indossato la divisa da poliziotto, da carabiniere o la toga da magistrato. Alle volte è capitato che le divise fossero altre, istituzionali, ma legate alla fede. A ‘Storie vere’ l’ennesimo fatto tragico da ricordare; una storia, appunto, fondata sul coraggio, nonostante il timore e la certezza di soccombere per un’unica colpa: quella di portare la speranza nei posti dimenticati da Dio.

Forse questo è l’unico modo di definire l’operato del parroco di Brancaccio che corrispondeva al nome di Don Pino Puglisi. La sua vicenda, la sua storia rivive nel film del 2005, scritto e diretto da Roberto Faenza e intitolato: ‘Alla luce del sole’.

Uscito esattamente il 21 gennaio del 2005, il film, ricostruisce gli ultimi anni di vita del prete antimafia: dal 1991, anno in cui ritorna nel suo quartiere natio al 15 settembre del 1993. Giorno non solo del suo cinquantaseiesimo compleanno ma anche della sua tragica morte, avvenuta per mano dei sicari di cosa nostra. Ad interpretarlo c’è un bravissimo Luca Zingaretti.

‘Alla luce del sole’ oltre che un’opera biografica si presenta anche come un mero spaccato di una Palermo, vista attraverso uno dei quartieri più degradati, dove la subcultura mafiosa era troppo forte da poter essere spazzata via. Lui, Don Pino Puglisi, riuscì in quella missione impossibile, facendo breccia nell’animo dei ragazzi di strada che giocavano a pallone. Li conquistò ad uno ad uno e a poco a poco.

Faenza ci mostra la semplicità di un uomo comune, la tenacia di cambiare le cose e l’isolamento che lo stesso parroco subì non solo per l’indifferenza di molti, ma anche dalla paura di affrontare conseguenze come quella a cui andò incontro lo stesso Don Pino Puglisi quel mercoledì sera.

Il giudizio sul film non è negativo. Non può esserlo, per il semplice motivo che la storia è stata riportata sullo schermo con molta umiltà e semplicità. Nonostante ciò, per dovere di cronaca, sono state riscontrate delle differenze con la realtà. Eterogeneità che hanno il sapore di piccoli errori storici i quali, molte volte, fungono da inspiegabili licenze poetiche. Il primo errore riscontrato è quello riguardante la strage di Via d’Amelio: è risaputo che la vettura fruita dai mafiosi era una fiat 126 verde pisello. Non si sa come, nel film, la vettura è una Seat Ibiza. Altro errore, e non di poco conto, è la ricostruzione dell’omicidio di Don Pino Puglisi. Nella realtà, purtroppo, il suo omicidio avvenne di sera alle ore 22.00, nella pellicola di pomeriggio. Non finisce qui. Nella stessa scena, ad attendere Don Puglisi ci sono Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli con i fratelli Graviano. Ma questi ultimi, nella realtà, non erano presenti. Altra incongruenza è rappresentata dalla frase che lo stesso parroco anti-mafia rivolge ai suoi assassini: ‘me lo aspettavo’ e ‘non vi aspettavo’. Ultima: Don Pino Puglisi alla vista dei killer sorrise e non mostrò alcuna paura come si vede nel film.

Queste incongruenze, seppur notevoli, non scalfiscono il principale scopo di quest’opera cinematografica: quella di ricordare e di riportare alle nuove generazioni, non solo di siciliani, l’esempio di un uomo il quale aveva messo la sua al servizio di Dio e del prossimo fino alla fine, sapendo a ciò che andava incontro.

Sequels & Saghe

IL CAVALIERE OSCURO: UNO DEI SEQUEL PIU’ BELLI DELLA STORIA DEL CINEMA

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Heath Ledger superò il Maestro Jack Nicholson

Nella storia del cinema è mai capitato che un sequel fosse meglio del primo capitolo, valorizzando così la saga inaugurata qualche anno prima? La risposta è positiva, non solo perché esistono diversi precedenti sul grande schermo, ma anche perché basterebbe menzionare, in un modo o in un altro, l’irripetibile trilogia di Batman realizzata da Christopher Nolan. Era il 22 luglio del 2008 quando, nelle sale cinematografiche, approdò l’attesissimo seguito di ‘Batman Begins’ di tre anni prima, dal titolo completamente diverso: ‘Il Cavaliere Oscuro’.

Nel cast troviamo ancora Christian Bale, nel duplice ruolo di Bruce Wayne e Batman, Micheal Caine, nei panni di Alfred, Morgan Freeman, nella parte di Lucius Fox, e Gary Oldman sempre come il Commissario Gordon. Nel ruolo della procuratrice distrettuale Rachel Dawes, invece, non c’era più Katie Homes ma sostituita dall’altrettanto bravissima Maggie Gyllenhaal. Le new entry, invece, erano rappresentate da Aaron Eckhart e Heath Ledger. Impegnati nei rispettivi ruoli degli antagonisti storici dell’uomo pipistrello: Due Facce e il Joker.

Soprattutto su quest’ultimo personaggio è logico soffermarsi. È risaputo ormai che Heath Ledger scomparve pochi mesi prima dell’uscita del film e che la sua interpretazione spiazzò non solo i critici. Gli venne attribuito, alla notte degli oscar del 2009, il meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista per una prestazione, proprio in quel particolare ruolo, che superò addirittura non uno qualunque ma Jack Nicholson.

L’attore ultra-ottantenne vestì i panni del pagliaccio criminale nel lontano 1989, nella prima versione cinematografica dedicata all’uomo pipistrello diretta da Tim Burton. Quella di Jack Nicholson, già abituato in ruoli di questo genere, fu un’interpretazione più classica, invece Heath si discostò intelligentemente dal suo predecessore, proponendo un Joker ancora più cupo, sociopatico e senza regole. Completamente avulso da ogni tipico schema criminale, tanto da sovvertire l’ordine prestabilito e metterlo sotto scacco.

La sceneggiatura, non più realizzata da David S. Goyer come per il primo capitolo, ma direttamente da Christopher Nolan con suo fratello Jonathan, è incentrata tutto sulla personalità del nemico di Batman, mescolando le atmosfere di ‘Arancia Meccanica’ e ‘Heat – La sfida’; Due Facce, invece, esce quasi nel finale sguinzagliato dal Joker e con una città completamente prigioniera della paura e dell’anarchia.

Se in ‘Batman Begins’ era doveroso, per non dire naturale, raccontare le origini del personaggio principale; ne ‘Il Cavaliere Oscuro’ non si svela nessun dettaglio rilevante del passato di Joker. Non si sa da dove viene e cosa lo ha fatto trasformare in quel modo, anche se in vari momenti è lo stesso personaggio che racconta, diversificandola a suo piacimento, la versione delle sue origini. Lo scontro tra i due è epico, mortale e psicologico. Elemento che rispetto a Batman è in vantaggio.

Il risultato al botteghino fu a dir poco stratosferico. Costato solamente 185 milioni di dollari ne incassò in totale, dalle cinematografiche di tutto il mondo, 1.004.934.033 di dollari.

Era chiaro che a quel punto si attendeva un terzo capitolo, che venne realizzato quattro anni più tardi e che verrà analizzato la settimana prossima. D’altronde se non ci sono frasi ad effetto moralistiche, se non sussiste un implicito ottimismo, il film rappresenta uno dei maggiori capolavori di questo nuovo millennio. Oltre che un cult del genere, relativo al genere cine-fumettistico, è da considerare come una pietra miliare del cinema.

Non era comunque facile proporre due personaggi come Batman e Joker e farli duellare, se non proprio fisicamente anche se capita solo nel finale, in una nuda e cruda realtà; dove i ‘mostri’, compreso ‘Due Facce’, rappresentano la metafora della follia umana in un mondo dove le regole contano, perché vivere senza porterebbe alla mera devastazione della società civile. Anche il titolo è di fatto una metafora verso chi si è visto uccidere, in tenera età, i genitori e l’unico modo che ha trovato per combattere il male e rappresentarlo a sua volta come extrema ratio, a causa di una giustizia mai capace di armonizzare e con la speranza, mai persa, di non dover agire per sempre in quel modo.

Bud&Terence

QUANDO TERENCE HILL DIVENNE ‘MISTER MILIARDO’

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Un’avventura americana che non convince del tutto

Chi di voi si ricorda di questo film? Forse non sono pochi ma è quasi una rarità, visto che passa pochissime volte per televisione. Era sempre l’anno 1977 e Terence Hill, universalmente riconosciuto per gli iconici personaggi di Trinità e Don Matteo, si trasformò, per l’occasione, in un anonimo meccanico italiano, con la passione per gli Stati Uniti d’America, che si trovò ad ereditare il patrimonio di uno zio miliardario, in America, e proprietario di una prestigiosa multinazionale. Questa opera cinematografica, un po’ insolita rispetto ai canoni che ci ha abituato Terence specie in coppia con il suo socio più famoso, s’intitolava ‘Mister Miliardo’ ed uscì il 3 marzo del 1977 e rappresentava l’assolo sul grande schermo di Mario Girotti. Ma come vedremo più avanti non sarà l’unico.

Diretto da Jonathan Kaplan e scritto dallo stesso regista, insieme a Ken Friedman, ‘Mister Miliardo’, seppur etichettato come genere commedia, in realtà è un film di avventura in cui Guido Falcone, il personaggio principale, dispone di venti giorni di tempo per raggiungere la città di San Francisco per apporre la firma sul contratto con il quale assumerà il controllo della società dello zio deceduto per una disgrazia.

Girato tra il paesino di Monte Porzio Catone e Frascati, con i suggestivi scenari americani in cui si comprende anche la città di San Francisco, il film vede la partecipazione di attori, per la maggior parte, statunitensi. Si annoverano, infatti, Jackie Gleason e l’ex-fotomodella Valerie Perrine, già vista nei primi due film di Superman con Christopher Reeve.

Nonostante le aspettative fossero molte, il film non raggiunge il successo delle altre opere svolte con Bud Spencer. Lo stratagemma dei nemici oscuri che mettono i bastoni fra le ruote al personaggio principale porta la trama, nella sua essenza, ha snaturarsi come commedia per tramutarsi come mera avventura ad alta tensione nel finale. Il messaggio di speranza era tipico dell’epoca, condito dai buoni sentimenti veri e naturali. Eppure, purtroppo, si poteva fare meglio. Forse una mezz’ora in più avrebbe fatto comodo al regista, anche se si trattava di un film per famiglie, per valorizzare ancora di più la trama e i personaggi stessi, creando ancora qualche escamotage narrativo per rendere ancor più intrigante la trama e chissà, magari, riuscire a superare ‘I due superpiedi quasi piatti’, film che sarebbe uscito giusto il mese successivo ed analizzato la settimana scorsa ma la magia non si ripeté.

Storie Vere

WORLD TRADE CENTER: UN FILM USCITO TROPPO PRESTO

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In occasione del diciannovesimo anniversario della tragedia un breve articolo sul film ed un video-articolo di due anni fa.

Con il film ‘World Trade Center’ ritorna la rubrica ‘Storie Vere’ dopo la pausa estiva, una quasi doverosa per non dire classica visto che trattiamo, per lo stesso anno consecutivo, dello stesso lungometraggio dedicato alla tragedia; senza dimenticare che, nel tempo, altri autori, altri registi hanno detto la loro su quella tragica giornata. Una data che rappresenta uno spartiacque tra il prima e il dopo.  per parlare del lungometraggio, non scelta a caso. Il film è ispirato non solo a quello che successe a New York in quella drammatica mattina che sconvolse l’America ed il mondo in generale ma, in particolare, è incentrato sulla figura di alcuni agenti di polizia rimasti incastrati sotto le macerie delle Torri Gemelle.

L’opera cinematografica, nella sua essenza, non si sofferma e né tantomeno sfiora qualche teoria complottistica che ancora oggi, diciannove anni dopo, continuano ad alimentare dubbi, accuse e a mettere in discussione la versione ufficiale.

Nel periodo della post-produzione della pellicola, molti addetti ai lavori rimasero spiazzati da questa scelta visto che il regista, Oliver Stone, anni prima diresse ‘JFK’, improntando tutta la trama sulle teorie complottistiche legate all’attentato di Dallas. Il cast di ‘World Trade Center’ è composto da attori come Nicolas Cage, Micheal Pena, Maria Bello, Jay Hernandez, Maggie Gyllelhal e John Bernthal. L’uscita nelle sale cinematografiche avvenne l’11 settembre del 2006. Cinque anni dopo la terribile tragedia. Inizialmente la produzione si doveva organizzare a New York, ma per non urtare la sensibilità dei cittadini della ‘Grande Mela’ si decise di girarlo a Los Angeles.

Nonostante la rubrica è intitolata ‘Storie vere’, in cui si tratta di film ispirati a fatti realmente accaduti è naturale trovare, anche in questa pellicola, diverse incongruenze con la realtà. E, diciamo la verità, sono incongruenze abbastanza pesanti, da non poterci passare sopra; specie se c’è l’intenzione di ricostruire un giorno storico come quello. E nel contarle scoprirete che vanno oltre le dita di una mano. Una su tutte è quello del crollo delle Twin Towers: nel film crolla prima la torre sud e poi quella nord, nella realtà fu tutto il contrario. Le altre incongruenze? Scopritelo nel mio video di due anni fa e riproposto per l’occasione. All’epoca si trattava del diciassettesimo anniversario.

Sequels & Saghe

BATMAN BEGINS – L’INIZIO DELLA SAGA PERFETTA

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Con Nolan prima l’uomo e poi il supereroe per un primo capitolo da applausi

Sono trascorsi quindici lunghi anni e qualche mese dalla sua uscita nei cinema, ma ‘Batman Begins’, approdato nelle sale il 18 giugno del 2005 e diretto dal lungimirante e visionario Christopher Nolan, lascia sempre la medesima sensazione e convinzione, una volta terminata la visione. La sensazione è legata alla soddisfazione di aver goduto di uno spettacolo superlativo, con una trama sviluppata in maniera impeccabile, e la conseguente convinzione che lo stesso Nolan, con il mondo dei cinefumetti, abbia alzato ulteriormente il livello dei film di questo genere. Risultato? Sarà difficile fare meglio di lui.

Il primo ha proporre, però, tale tipo di approccio con eroi di questo tipo fu, l’altrettanto lungimirante e visionario, regista Sam Raimi che grazie alla sua personale trilogia, realizzata tra il 2002 ed il 2007, dedicata a Spiderman iniziò a compiere quella che si potrebbe definire una vera rivoluzione nei cinecomic. Nolan, dal canto suo, non ha fatto altro che seguire la scia del suo collega, consacrando quell’intuizione sul grande schermo. Raimi affermò che il suo scopo era quello di realizzare dei film più vicini alla prospettiva adulta, senza intaccare lo spirito adolescenziale dei personaggi. Il regista inglese, invece, ha praticamente preso il mondo di Batman e lo ha immerso nella nuda e cruda realtà.

In effetti l’origine dell’uomo pipistrello trova di sicuro ispirazione in uno dei tanti fatti di cronaca riportati sui quotidiani: un bambino, appartenente ad una famiglia ricca, si vede massacrare davanti ai suoi occhi, durante una rapina, i propri genitori. Traumatizzato crescerà con una forte collera che lo spingerà ha sfidare ogni tipo di criminale: diventando, appunto, l’uomo pipistrello. Questa trasformazione psicologica nella sceneggiatura di David S. Goyer viene ricostruita in maniera semplice, senza alcun passaggio a vuoto e con scene veloci, non raffazzonate ma approfondite.

Viene soprattutto sottolineato il tema della di giustizia quella intesa come armonia e quella fai da te. Un ideale ed un sentimento che sono insiti nel desiderio di rivalsa di Bruce Wayne e che, all’inizio, rischia di cadere nella trappola della vendetta ma poi intuisce che la giustizia medesima porta armonia all’interno non solo del suo animo ma anche nell’intera società. Il suo girovagare per il mondo, l’essere caduto nel pozzo del giardino della sua villa prima che i suoi genitori perissero durante la tragica rapina, scoprire la sua più grande paura e volgerla contro coloro agiscono per depredare sono tutti passaggi chiave di una voglia di agire di un uomo vero e proprio e non di un supereroe.

Una voglia alimentata da una rabbia magistralmente rappresentata nella composizione musicale, che funge da tema principale del film, dell’immenso Hans Zimmer. Lo scontro finale non è solamente adrenalinico ma offre, addirittura, lo scontro, rinnovato, tra la voglia di distruggere tutto, la vendetta appunto, e la giustizia.

Non si può concludere questa recensione di ‘Batman Begins’, che riapre di fatto la rubrica ‘Saghe&Sequels’, senza menzionare l’ultimissima scena, quella tra il futuro Commissario James Gordon, interpretato da Gary Oldman, e lo stesso Batman, interpretato da Christian Bale. Il poliziotto cerca di ringraziare il misterioso eroe che ha salvato la città di Gotham, ricevendo questa risposta: “… e non dovrai mai farlo”. In questa battuta c’è un messaggio prima implicito e poi esplicito: se ogni persona onesta non si facesse schiacciare dalla paura di denunciare e di combattere la criminalità in tutte le sue forme certi estremismi non emergerebbero. Anzi, esempi come quello di Batman verrebbero seguiti e soprattutto con un messaggio davvero importante: non è tanto chi sei, quanto quello che fai che ti qualifica.

Bud&Terence

QUEL FILM QUASI POLIZIESCO PER BUD&TERENCE

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I due superpiedi quasi piatti dietro a King Kong nel 1977

Li avevamo lasciati sperduti in mezzo ad un’isola non proprio deserta, alla ricerca di un tesoro, e dopo la breve pausa li ritroviamo nell’altrettanto calda ed assolata città di Miami, impegnati ha risolvere, in modo del tutto fortuito, un caso di omicidio. Questo in sostanza sembra essere il soggetto di quello che era il loro nono film girato insieme: due ladruncoli cercano di dare una svolta alla loro vita, improvvisando una rapina negli uffici amministrativi di un grande supermercato; in realtà si ritroveranno negli uffici amministrativi del corpo di polizia della città.

Diventati per puro caso agenti di polizia, si ritroveranno ad indagare sull’omicidio di un cinese avvenuto nel molo proprio dove, i due, precedentemente ed in momenti diversi, avevano cercato lavoro. Il caso verrà sì risolto, non senza la classica dose di schiaffoni di Bud Spencer e Terence Hill.

Il titolo del film, uscito il 6 aprile del 1977, è tutto un programma: ‘I Due Superpiedi quasi piatti’. Con loro troviamo nuovamente l’attrice americana April Clough, già vista in ‘Non c’è due senza quattro’, e gli altri stunt-man presenti nelle scazzottate delle precedenti pellicole. Questa volta per la coppia d’oro del cinema italiano ha fatto tutto E. B. Clucher, meglio conosciuto come Enzo Barboni. Difatti il regista ha scritto prima il soggetto, a seguire ha sviluppato la sceneggiatura e poi ha diretto anche il film.

Apparentemente girato per intero nella città dello Stato della Florida, il film offre più di un momento di risate; non solo per le classiche scazzottate ma anche per lo humour semplice, non banale e con situazioni spiritose e situazioni quasi tragicomiche le quali, non si sa il perché, ai due personaggi terminano in modo positivo, quando poi cercano in tutti i modi il risultato opposto. Impossibile annoiarsi con Bud&Terence, impossibile trovare anche degli errori nello sviluppo stesso della trama, che è lineare e tutte le situazioni non sono in alcun modo forzate, anche se logicamente studiate, e che determinano uno spettacolo godibile e divertente, molto divertente.

Prima si è detto che il nono è film è stato girato quasi per intero a Miami, infatti per alcune scene in particolare il set era stato allestito direttamente in Italia: per esempio la mitica cena con le gemelle russa la villa, gli interni, erano quelle di una ubicata nella zona Olgiata; la rissa finale, invece, in un bowling di Milano.

Ma al botteghino il film che risultati ottenne? Rappresentò il secondo successo italiano, della stagione cinematografica 1976-77, piazzandosi dietro a ‘King Kong’. Un risultato, dunque, rilevante e se vogliamo dire anche storico, non solo per il fatto che il film ancora oggi è rimasto nel cuore dei fans della coppia, ma soprattutto che giunti alla ‘nona’ puntata cinematografica i due attori invece di stancare, cosa difficile, hanno accresciuto ancor di più la loro popolarità nazionale ed internazionale. Dire però che è il migliore di tutta la loro filmografia non sarebbe giusto. Sostenere, però, è uno dei migliori fra quelli girati, di sicuro, lo si può affermare con tranquillità.

News

SHOCK A HOLLYWOOD: MORTO CHADWICK BOSEMAN

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L’attore di Black Panther aveva tenuto nascosto una malattia incurabile

Uno scioccante lutto ha colpito il mondo di Hollywood nelle ultime ore. Chadwick Boseman, una delle nuove stelle nascenti e promettenti del cinema americano, diventato famoso nel 2018 per aver impersonato il ruolo dell’eroe Marvel ‘Black Panther’ è venuto a mancare dopo una lunga battaglia contro una malattia mai resa pubblica: un cancro al colon.

L’attore, spirato con il conforto dei suoi familiari, aveva 42 anni. L’annuncio è stato dato dal suo ufficio stampa sui suoi profili social, da Facebook a Instagram. Nato il 29 novembre del 1977, nella città di Anderson nel Sud Carolina, esordisce sul grande schermo nel 2008 con il film ‘The Express’ e poi quattro anni dopo con ‘The Kill Hole’. Ma è dal 2013 che non si è più fermato: ’42 – La vera storia di una leggenda americana’, nel 2014 partecipa a due lungometraggi: il primo al fianco di Kevin Costner, ‘Draft Day’, e nell’altro fa rivivere il mito del Padrino del Soul in ‘Get on up – La storia di James Brown’.

Due anni più tardi fa il suo ingresso nella Marvel Cinematic Universe proprio con il ruolo che lo consacrerà in tutto il mondo, Black Panther, nel terzo capitolo della trilogia stand alone dedicata a Capitan America, sottotitolata ‘Civil War’. Nel 2017 affronta il difficile ruolo dell’avvocato afroamericano, Thurgood Marshall, primo giudice afroamericano della storia della Corte Suprema in ‘Marcia per la libertà’. Infine tra il 2018 ed il 2020 ha preso parte a ben quattro pellicole: il già citato ‘Black Panther’ nel 2018, ‘Avengers – Infinity war’ sempre nello stesso anno, ‘Avengers Endgame’ l’anno successivo, ‘City of crime’ ancora nel 2019 e proprio quest’anno era apparso nell’ultima fatica cinematografica di Spike Lee ‘Da 5 bloods – Come fratelli’. Sembra che sia riuscita a terminare il seguito di ‘Black Panther’ in uscita nel 2022

Boseman non aveva lavorato solo al cinema, agli inizi della sua carriera ha preso parte in numerose serie tv, in episodi singoli, a partire dal 2003, quindi il suo esordio assoluto, fino al 2011. Da ‘Squadra emergenza’ a ‘Cold Case’, da ‘Law & Order – I due volti della giustizia’ a ‘Csi – New York’, senza dimenticare anche ‘Fringe’, ‘Castle’ e ‘Lie To me’.

Era figlio di un’infermiera e di un tappezziere e dopo il diploma nel 1995, Chadwick Boseman aveva frequentato la Howard University di Washington ottenendo un Bachelor of fine arts in regia, la laurea nel mondo dello spettacolo. Con lui se ne va troppo presto un attore carismatico e capace. Per i ruoli svolti era diventato in poco tempo un nuovo punto di riferimento non solo della comunità nera ma anche dell’intera Hollywood. In queste ore molti suoi colleghi stanno manifestando il proprio cordoglio sui social ricordando il giovane collega scomparso troppo presto.