Settembre 2020

Sequels & Saghe

IL CAVALIERE OSCURO: UNO DEI SEQUEL PIU’ BELLI DELLA STORIA DEL CINEMA

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Heath Ledger superò il Maestro Jack Nicholson

Nella storia del cinema è mai capitato che un sequel fosse meglio del primo capitolo, valorizzando così la saga inaugurata qualche anno prima? La risposta è positiva, non solo perché esistono diversi precedenti sul grande schermo, ma anche perché basterebbe menzionare, in un modo o in un altro, l’irripetibile trilogia di Batman realizzata da Christopher Nolan. Era il 22 luglio del 2008 quando, nelle sale cinematografiche, approdò l’attesissimo seguito di ‘Batman Begins’ di tre anni prima, dal titolo completamente diverso: ‘Il Cavaliere Oscuro’.

Nel cast troviamo ancora Christian Bale, nel duplice ruolo di Bruce Wayne e Batman, Micheal Caine, nei panni di Alfred, Morgan Freeman, nella parte di Lucius Fox, e Gary Oldman sempre come il Commissario Gordon. Nel ruolo della procuratrice distrettuale Rachel Dawes, invece, non c’era più Katie Homes ma sostituita dall’altrettanto bravissima Maggie Gyllenhaal. Le new entry, invece, erano rappresentate da Aaron Eckhart e Heath Ledger. Impegnati nei rispettivi ruoli degli antagonisti storici dell’uomo pipistrello: Due Facce e il Joker.

Soprattutto su quest’ultimo personaggio è logico soffermarsi. È risaputo ormai che Heath Ledger scomparve pochi mesi prima dell’uscita del film e che la sua interpretazione spiazzò non solo i critici. Gli venne attribuito, alla notte degli oscar del 2009, il meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista per una prestazione, proprio in quel particolare ruolo, che superò addirittura non uno qualunque ma Jack Nicholson.

L’attore ultra-ottantenne vestì i panni del pagliaccio criminale nel lontano 1989, nella prima versione cinematografica dedicata all’uomo pipistrello diretta da Tim Burton. Quella di Jack Nicholson, già abituato in ruoli di questo genere, fu un’interpretazione più classica, invece Heath si discostò intelligentemente dal suo predecessore, proponendo un Joker ancora più cupo, sociopatico e senza regole. Completamente avulso da ogni tipico schema criminale, tanto da sovvertire l’ordine prestabilito e metterlo sotto scacco.

La sceneggiatura, non più realizzata da David S. Goyer come per il primo capitolo, ma direttamente da Christopher Nolan con suo fratello Jonathan, è incentrata tutto sulla personalità del nemico di Batman, mescolando le atmosfere di ‘Arancia Meccanica’ e ‘Heat – La sfida’; Due Facce, invece, esce quasi nel finale sguinzagliato dal Joker e con una città completamente prigioniera della paura e dell’anarchia.

Se in ‘Batman Begins’ era doveroso, per non dire naturale, raccontare le origini del personaggio principale; ne ‘Il Cavaliere Oscuro’ non si svela nessun dettaglio rilevante del passato di Joker. Non si sa da dove viene e cosa lo ha fatto trasformare in quel modo, anche se in vari momenti è lo stesso personaggio che racconta, diversificandola a suo piacimento, la versione delle sue origini. Lo scontro tra i due è epico, mortale e psicologico. Elemento che rispetto a Batman è in vantaggio.

Il risultato al botteghino fu a dir poco stratosferico. Costato solamente 185 milioni di dollari ne incassò in totale, dalle cinematografiche di tutto il mondo, 1.004.934.033 di dollari.

Era chiaro che a quel punto si attendeva un terzo capitolo, che venne realizzato quattro anni più tardi e che verrà analizzato la settimana prossima. D’altronde se non ci sono frasi ad effetto moralistiche, se non sussiste un implicito ottimismo, il film rappresenta uno dei maggiori capolavori di questo nuovo millennio. Oltre che un cult del genere, relativo al genere cine-fumettistico, è da considerare come una pietra miliare del cinema.

Non era comunque facile proporre due personaggi come Batman e Joker e farli duellare, se non proprio fisicamente anche se capita solo nel finale, in una nuda e cruda realtà; dove i ‘mostri’, compreso ‘Due Facce’, rappresentano la metafora della follia umana in un mondo dove le regole contano, perché vivere senza porterebbe alla mera devastazione della società civile. Anche il titolo è di fatto una metafora verso chi si è visto uccidere, in tenera età, i genitori e l’unico modo che ha trovato per combattere il male e rappresentarlo a sua volta come extrema ratio, a causa di una giustizia mai capace di armonizzare e con la speranza, mai persa, di non dover agire per sempre in quel modo.

Bud&Terence

QUANDO TERENCE HILL DIVENNE ‘MISTER MILIARDO’

Mister Miliardo

Un’avventura americana che non convince del tutto

Chi di voi si ricorda di questo film? Forse non sono pochi ma è quasi una rarità, visto che passa pochissime volte per televisione. Era sempre l’anno 1977 e Terence Hill, universalmente riconosciuto per gli iconici personaggi di Trinità e Don Matteo, si trasformò, per l’occasione, in un anonimo meccanico italiano, con la passione per gli Stati Uniti d’America, che si trovò ad ereditare il patrimonio di uno zio miliardario, in America, e proprietario di una prestigiosa multinazionale. Questa opera cinematografica, un po’ insolita rispetto ai canoni che ci ha abituato Terence specie in coppia con il suo socio più famoso, s’intitolava ‘Mister Miliardo’ ed uscì il 3 marzo del 1977 e rappresentava l’assolo sul grande schermo di Mario Girotti. Ma come vedremo più avanti non sarà l’unico.

Diretto da Jonathan Kaplan e scritto dallo stesso regista, insieme a Ken Friedman, ‘Mister Miliardo’, seppur etichettato come genere commedia, in realtà è un film di avventura in cui Guido Falcone, il personaggio principale, dispone di venti giorni di tempo per raggiungere la città di San Francisco per apporre la firma sul contratto con il quale assumerà il controllo della società dello zio deceduto per una disgrazia.

Girato tra il paesino di Monte Porzio Catone e Frascati, con i suggestivi scenari americani in cui si comprende anche la città di San Francisco, il film vede la partecipazione di attori, per la maggior parte, statunitensi. Si annoverano, infatti, Jackie Gleason e l’ex-fotomodella Valerie Perrine, già vista nei primi due film di Superman con Christopher Reeve.

Nonostante le aspettative fossero molte, il film non raggiunge il successo delle altre opere svolte con Bud Spencer. Lo stratagemma dei nemici oscuri che mettono i bastoni fra le ruote al personaggio principale porta la trama, nella sua essenza, ha snaturarsi come commedia per tramutarsi come mera avventura ad alta tensione nel finale. Il messaggio di speranza era tipico dell’epoca, condito dai buoni sentimenti veri e naturali. Eppure, purtroppo, si poteva fare meglio. Forse una mezz’ora in più avrebbe fatto comodo al regista, anche se si trattava di un film per famiglie, per valorizzare ancora di più la trama e i personaggi stessi, creando ancora qualche escamotage narrativo per rendere ancor più intrigante la trama e chissà, magari, riuscire a superare ‘I due superpiedi quasi piatti’, film che sarebbe uscito giusto il mese successivo ed analizzato la settimana scorsa ma la magia non si ripeté.

Storie Vere

WORLD TRADE CENTER: UN FILM USCITO TROPPO PRESTO

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In occasione del diciannovesimo anniversario della tragedia un breve articolo sul film ed un video-articolo di due anni fa.

Con il film ‘World Trade Center’ ritorna la rubrica ‘Storie Vere’ dopo la pausa estiva, una quasi doverosa per non dire classica visto che trattiamo, per lo stesso anno consecutivo, dello stesso lungometraggio dedicato alla tragedia; senza dimenticare che, nel tempo, altri autori, altri registi hanno detto la loro su quella tragica giornata. Una data che rappresenta uno spartiacque tra il prima e il dopo.  per parlare del lungometraggio, non scelta a caso. Il film è ispirato non solo a quello che successe a New York in quella drammatica mattina che sconvolse l’America ed il mondo in generale ma, in particolare, è incentrato sulla figura di alcuni agenti di polizia rimasti incastrati sotto le macerie delle Torri Gemelle.

L’opera cinematografica, nella sua essenza, non si sofferma e né tantomeno sfiora qualche teoria complottistica che ancora oggi, diciannove anni dopo, continuano ad alimentare dubbi, accuse e a mettere in discussione la versione ufficiale.

Nel periodo della post-produzione della pellicola, molti addetti ai lavori rimasero spiazzati da questa scelta visto che il regista, Oliver Stone, anni prima diresse ‘JFK’, improntando tutta la trama sulle teorie complottistiche legate all’attentato di Dallas. Il cast di ‘World Trade Center’ è composto da attori come Nicolas Cage, Micheal Pena, Maria Bello, Jay Hernandez, Maggie Gyllelhal e John Bernthal. L’uscita nelle sale cinematografiche avvenne l’11 settembre del 2006. Cinque anni dopo la terribile tragedia. Inizialmente la produzione si doveva organizzare a New York, ma per non urtare la sensibilità dei cittadini della ‘Grande Mela’ si decise di girarlo a Los Angeles.

Nonostante la rubrica è intitolata ‘Storie vere’, in cui si tratta di film ispirati a fatti realmente accaduti è naturale trovare, anche in questa pellicola, diverse incongruenze con la realtà. E, diciamo la verità, sono incongruenze abbastanza pesanti, da non poterci passare sopra; specie se c’è l’intenzione di ricostruire un giorno storico come quello. E nel contarle scoprirete che vanno oltre le dita di una mano. Una su tutte è quello del crollo delle Twin Towers: nel film crolla prima la torre sud e poi quella nord, nella realtà fu tutto il contrario. Le altre incongruenze? Scopritelo nel mio video di due anni fa e riproposto per l’occasione. All’epoca si trattava del diciassettesimo anniversario.

Sequels & Saghe

BATMAN BEGINS – L’INIZIO DELLA SAGA PERFETTA

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Con Nolan prima l’uomo e poi il supereroe per un primo capitolo da applausi

Sono trascorsi quindici lunghi anni e qualche mese dalla sua uscita nei cinema, ma ‘Batman Begins’, approdato nelle sale il 18 giugno del 2005 e diretto dal lungimirante e visionario Christopher Nolan, lascia sempre la medesima sensazione e convinzione, una volta terminata la visione. La sensazione è legata alla soddisfazione di aver goduto di uno spettacolo superlativo, con una trama sviluppata in maniera impeccabile, e la conseguente convinzione che lo stesso Nolan, con il mondo dei cinefumetti, abbia alzato ulteriormente il livello dei film di questo genere. Risultato? Sarà difficile fare meglio di lui.

Il primo ha proporre, però, tale tipo di approccio con eroi di questo tipo fu, l’altrettanto lungimirante e visionario, regista Sam Raimi che grazie alla sua personale trilogia, realizzata tra il 2002 ed il 2007, dedicata a Spiderman iniziò a compiere quella che si potrebbe definire una vera rivoluzione nei cinecomic. Nolan, dal canto suo, non ha fatto altro che seguire la scia del suo collega, consacrando quell’intuizione sul grande schermo. Raimi affermò che il suo scopo era quello di realizzare dei film più vicini alla prospettiva adulta, senza intaccare lo spirito adolescenziale dei personaggi. Il regista inglese, invece, ha praticamente preso il mondo di Batman e lo ha immerso nella nuda e cruda realtà.

In effetti l’origine dell’uomo pipistrello trova di sicuro ispirazione in uno dei tanti fatti di cronaca riportati sui quotidiani: un bambino, appartenente ad una famiglia ricca, si vede massacrare davanti ai suoi occhi, durante una rapina, i propri genitori. Traumatizzato crescerà con una forte collera che lo spingerà ha sfidare ogni tipo di criminale: diventando, appunto, l’uomo pipistrello. Questa trasformazione psicologica nella sceneggiatura di David S. Goyer viene ricostruita in maniera semplice, senza alcun passaggio a vuoto e con scene veloci, non raffazzonate ma approfondite.

Viene soprattutto sottolineato il tema della di giustizia quella intesa come armonia e quella fai da te. Un ideale ed un sentimento che sono insiti nel desiderio di rivalsa di Bruce Wayne e che, all’inizio, rischia di cadere nella trappola della vendetta ma poi intuisce che la giustizia medesima porta armonia all’interno non solo del suo animo ma anche nell’intera società. Il suo girovagare per il mondo, l’essere caduto nel pozzo del giardino della sua villa prima che i suoi genitori perissero durante la tragica rapina, scoprire la sua più grande paura e volgerla contro coloro agiscono per depredare sono tutti passaggi chiave di una voglia di agire di un uomo vero e proprio e non di un supereroe.

Una voglia alimentata da una rabbia magistralmente rappresentata nella composizione musicale, che funge da tema principale del film, dell’immenso Hans Zimmer. Lo scontro finale non è solamente adrenalinico ma offre, addirittura, lo scontro, rinnovato, tra la voglia di distruggere tutto, la vendetta appunto, e la giustizia.

Non si può concludere questa recensione di ‘Batman Begins’, che riapre di fatto la rubrica ‘Saghe&Sequels’, senza menzionare l’ultimissima scena, quella tra il futuro Commissario James Gordon, interpretato da Gary Oldman, e lo stesso Batman, interpretato da Christian Bale. Il poliziotto cerca di ringraziare il misterioso eroe che ha salvato la città di Gotham, ricevendo questa risposta: “… e non dovrai mai farlo”. In questa battuta c’è un messaggio prima implicito e poi esplicito: se ogni persona onesta non si facesse schiacciare dalla paura di denunciare e di combattere la criminalità in tutte le sue forme certi estremismi non emergerebbero. Anzi, esempi come quello di Batman verrebbero seguiti e soprattutto con un messaggio davvero importante: non è tanto chi sei, quanto quello che fai che ti qualifica.

Bud&Terence

QUEL FILM QUASI POLIZIESCO PER BUD&TERENCE

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I due superpiedi quasi piatti dietro a King Kong nel 1977

Li avevamo lasciati sperduti in mezzo ad un’isola non proprio deserta, alla ricerca di un tesoro, e dopo la breve pausa li ritroviamo nell’altrettanto calda ed assolata città di Miami, impegnati ha risolvere, in modo del tutto fortuito, un caso di omicidio. Questo in sostanza sembra essere il soggetto di quello che era il loro nono film girato insieme: due ladruncoli cercano di dare una svolta alla loro vita, improvvisando una rapina negli uffici amministrativi di un grande supermercato; in realtà si ritroveranno negli uffici amministrativi del corpo di polizia della città.

Diventati per puro caso agenti di polizia, si ritroveranno ad indagare sull’omicidio di un cinese avvenuto nel molo proprio dove, i due, precedentemente ed in momenti diversi, avevano cercato lavoro. Il caso verrà sì risolto, non senza la classica dose di schiaffoni di Bud Spencer e Terence Hill.

Il titolo del film, uscito il 6 aprile del 1977, è tutto un programma: ‘I Due Superpiedi quasi piatti’. Con loro troviamo nuovamente l’attrice americana April Clough, già vista in ‘Non c’è due senza quattro’, e gli altri stunt-man presenti nelle scazzottate delle precedenti pellicole. Questa volta per la coppia d’oro del cinema italiano ha fatto tutto E. B. Clucher, meglio conosciuto come Enzo Barboni. Difatti il regista ha scritto prima il soggetto, a seguire ha sviluppato la sceneggiatura e poi ha diretto anche il film.

Apparentemente girato per intero nella città dello Stato della Florida, il film offre più di un momento di risate; non solo per le classiche scazzottate ma anche per lo humour semplice, non banale e con situazioni spiritose e situazioni quasi tragicomiche le quali, non si sa il perché, ai due personaggi terminano in modo positivo, quando poi cercano in tutti i modi il risultato opposto. Impossibile annoiarsi con Bud&Terence, impossibile trovare anche degli errori nello sviluppo stesso della trama, che è lineare e tutte le situazioni non sono in alcun modo forzate, anche se logicamente studiate, e che determinano uno spettacolo godibile e divertente, molto divertente.

Prima si è detto che il nono è film è stato girato quasi per intero a Miami, infatti per alcune scene in particolare il set era stato allestito direttamente in Italia: per esempio la mitica cena con le gemelle russa la villa, gli interni, erano quelle di una ubicata nella zona Olgiata; la rissa finale, invece, in un bowling di Milano.

Ma al botteghino il film che risultati ottenne? Rappresentò il secondo successo italiano, della stagione cinematografica 1976-77, piazzandosi dietro a ‘King Kong’. Un risultato, dunque, rilevante e se vogliamo dire anche storico, non solo per il fatto che il film ancora oggi è rimasto nel cuore dei fans della coppia, ma soprattutto che giunti alla ‘nona’ puntata cinematografica i due attori invece di stancare, cosa difficile, hanno accresciuto ancor di più la loro popolarità nazionale ed internazionale. Dire però che è il migliore di tutta la loro filmografia non sarebbe giusto. Sostenere, però, è uno dei migliori fra quelli girati, di sicuro, lo si può affermare con tranquillità.